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Liberi e belli  di G.B. Salbaroli 

Liberi e belli

sei in Cenerentola>archivio>numero29>costumi

Liberi e belli, libere e belle, giovani, creativi, baciati dal successo; così i film e la pubblicità ci hanno abituato ad immaginare i single, uomini e donne che vivono soli, che la società dei consumi e della post modernità ha nobilitato strappandoli alle tradizionali figure, sostanzialmente negative, di chi non riusciva o si sottraeva all'imperativo "naturale" di crearsi una famiglia. Non più zitelle o zitelli, ma single, termine unisex che trasforma la sanzione sociale che pesava su chi si sottraeva ai meccanismi doverosi della riproduzione, in un apprezzamento per chi incarna quell’ideale di libertà e di infinita adolescenza, tipico del mondo consumista e post moderno in cui tutti noi viviamo.

L'idea del single soprattutto impersonato da un giovane uomo o una giovane donna, belli, creativi, impegnati in luminose carriere, insofferenti ai legami tradizionali e votati alla propria auto realizzazione, ci è stata proposta ed anzi imposta da più di dieci anni di bombardamento mediatico. A partire dai tempi dell'euforia consumistica degli anni '80, televisione, cinema e pubblicità varie hanno fatto a gara nel presentarci unicamente questa facciata giuliva e consumista del single, non a caso questo è l'unico single che al mondo dei consumi può interessare.

Come persona reale, essendo slegato da ogni logica di rete parentale o famigliare, il single può, ed anzi deve, investire tutto il suo reddito nella propria auto realizzazione; non avendo altri canali di relazione se non quelli che gli vengono offerti dal mondo dei consumi, e dovendo egli stesso mettersi continuamente in gioco senza le protezioni su cui possono contare quanti sono inseriti in nuclei come la famiglia e la parentela, è continuamente obbligato a tenersi aggiornato rispetto al mondo della moda ed ai consumi legati alla valorizzazione e presentazione sociale della propria persona, e questo non soltanto nella vita professionale ma anche e soprattutto nella vita quotidiana, pena la solitudine.

Ma è soprattutto come immagine proiettiva che questo tipo di single è amato dalla pubblicità e dai mass media, immagine proiettiva di libertà, successo sociale, adolescenza prolungata, che risulta particolarmente gradita ed appetita non soltanto dai single, ma anche da tutti gli altri, rappresentando una fuga immaginaria rispetto ai vincoli ed agli impegni quotidiani che i gruppi famigliari e parentali pretendono in cambio del sostegno e delle relazioni che ci offrono.

Forse sta proprio in questa proiezione, da parte di chi single non è, la radice del "mito" del single.

In buona parte, quindi, anche il mito del "single" è l'ennesima mistificazione che ci proviene dal falso e zuccheroso mondo dei consumi e dei mass-media, come la famigliola felice che fa colazione sotto il sole, nella sua villa di campagna, tutti belli, biondi, ricchi e sorridenti, o la vicina di casa super sexy che ha perso la sua gattina, o "l'uomo che non deve chiedere mai"; nonostante tutto questo però c'è del vero nella singleness, anche se tra realtà e glamour qualche piccola discrepanza salta all'occhio.

Le persone che vivono sole sono in costante aumento, ma il single che ci viene proposto dalla pubblicità non è che un segmento estremamente piccolo di quest'esercito in crescita. Le persone che vivono sole ma che sono al di sotto dei 50 anni di età, sono poco più del 5% del totale delle famiglie italiane (poco più di un milione di individui, il 28% del totale di quanti vivono soli), abbastanza equamente ripartiti tra maschi e femmine. Un esercito molto piccolo, tendenzialmente concentrato nel nord Italia, ma rispondente a quelle caratteristiche di cui parlavamo poc'anzi: buon reddito, buona cultura, orientamento individualista, buona propensione al consumo.

Benché, come dicevamo, si tratti di un gruppo composto in parti quasi uguali da maschi e femmine, gli uomini e le donne single mostrano alcune differenze abbastanza interessanti. Le donne sono tendenzialmente più scolarizzate dei maschi, che però hanno redditi tendenzialmente più alti, i maschi "single" sono decisamente più giovani delle donne, e li ritroviamo in tutti i tipi di città, mentre le donne tendono a concentrarsi per lo più nei grandi centri urbani, che sono, evidentemente, quelli in cui trovano le condizioni più favorevoli per poter condurre una vita da single.

Tra le donne, inoltre, sono molte di più le separate e le divorziate, mentre i maschi sono nella grande maggioranza celibi, infatti anche dagli altri dati, il single maschio viene dipinto soprattutto come un adolescente di lungo corso, concentrato su sé stesso ed ancora distante dagli impegni adulti, qualcosa di simile allo "scapolone d'oro" di alcuni anni or sono; mentre le femmine rappresentano sicuramente una fase successiva e nuova, avendo in buona parte raggiunto questo stato dopo essere uscite da una condizione adulta e "normale" come il matrimonio.

Anche gli obiettivi ritenuti più importanti distinguono significativamente i due sessi.

Per i maschi le cose più importanti sono: il benessere economico, il divertimento ed il successo, mentre per le donne sono: il proprio benessere complessivo, la propria cultura, ed il proprio aspetto; ricordiamo come nelle nostre ricerche sulle medicine non convenzionali, i "consumatori tipo" di queste nuove terapie fossero proprio donne con caratteristiche molto simili a queste, ed in situazioni sociali esterne ai tradizionali contenitori della famiglia e della parentela.

Gli uomini giovani, votati al guadagno, al successo ed al divertimento; le donne più mature, ripiegate su sé stesse, sul proprio benessere, sulla propria cultura, sul proprio aspetto; potranno mai frequentarsi tra loro e piacersi?

Alla luce del quadretto tratteggiato da queste brevi statistiche, io credo che molti single debbano rivolgersi agli altri, ai "normali", per trovare compagnia o per uscire (ma lo desiderano?) dallo stato di single, e questo non soltanto per gli stili di vita direi quasi agli antipodi che, a quanto pare, caratterizzano il single maschio ed il single femmina, ma anche per la forte presenza di single per separazione o divorzio, soprattutto donne, che, come sappiamo da altre indagini, hanno una bassissima propensione a ricostruire nuove relazioni stabili.

Nel dorato mondo dei single, quindi, sembrerebbe che la ricucitura delle relazioni crei qualche difficoltà, forse più tra le donne che tra gli uomini, e che, se mi si consente, la singleness sia una malattia che una volta presa rischia facilmente di diventare cronica.

Questi sono i single, gli altri sono più soli che single.

L'8% degli italiani, il 20% delle famiglie, vive solo; di questi il 70% ha più di 54 anni; di questi, il 70% è di sesso femminile.

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