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Venerdì 26 dicembre un gruppo di israeliani, internazionali e palestinesi del Campo contro il Muro di "Deir Balout" che da oltre una settimana sta svolgendo iniziative contro il Muro dell'apartheid in costruzione nei Territori occupati, ha effettuato un'azione diretta nei pressi del villaggio di Mash'a. All'azione hanno preso parte i compagni di "Anarchici contro il Muro". Uno di loro, Gil Naamaty del Kibbutz Nirim, mentre era in corso l'abbattimento della recinzione è stato ferito in modo grave dalle pallottole sparate ad altezza d'uomo dall'esercito israeliano. Un altro anarchico, Jonathan, è stato arrestato ed è trattenuto presso la stazione di polizia di Ariel. Abbiamo sentito per telefono Liad, una compagna anarchica israeliana che ha partecipato all'azione contro il Muro di ieri, che ci ha fatto un resoconto degli avvenimenti. Ecco in sintesi quanto ci ha riferito (un resoconto più dettagliato verrà stilato per il prossimo numero di Umanità Nova). - All'azione contro il Muro svoltasi ieri nei pressi del villaggio di Mash'a hanno preso parte un centinaio di persone tra israeliani e internazionali. Vi erano anche diversi palestinesi ma stavano (come di consueto in questi casi) a distanza di sicurezza dal tiro dei fucili dell'esercito. - I compagni nelle prime file hanno iniziato a scuotere la barriera e poi hanno iniziato a tagliarla. I militari israeliani hanno cominciato a fare fuoco prima in aria e poi ad altezza d'uomo senza i consueti lanci di gas o granate assordanti. Liad, che si trovava vicina a Jill, il compagno ferito, riferisce che il suo ginocchio, preso di mira da un cecchino armato di fucile di precisione, è letteralmente esploso. Il compagno, centrato ad entrambe le gambe, è caduto ed ha perso i sensi. Ricoverato all'ospedale è stato sottoposto a ripetute trasfusioni: la sue condizioni sono gravi ma non versa in pericolo di vita. Un'americana del gruppo degli internazionali è stata ferita lievemente da alcune schegge ma, sebbene sotto shock per lo spavento, oggi sta bene. - Successivamente il gruppo di protesta è ripiegato nel villaggio. I militari hanno circondato il paese ed imposto il coprifuoco. Jonathan, un compagno anarchico che aveva preso parte all'azione, è stato portato in commissariato con il pretesto di un interrogatorio in qualità di testimone. Ad oggi non è ancora stato rilasciato. Gli è stato chiesto di firmare una dichiarazione con cui si impegnava a non entrare nei Territori per 15 giorni ma lui ha rifiutato perché avrebbe di fatto significato la rinunzia a continuare le iniziative del campo contro il Muro di "Deir Balout", in cui l'azione di ieri si inseriva. L'avvocata di Jonathan ritiene che rischi di essere accusato di aver organizzato la protesta. - I media israeliani stanno dando un gran rilievo all'episodio, sottolineando il ruolo degli anarchici, fatto mai verificatosi in precedenza. Liad ritiene che possa esservi un tentativo di criminalizzazione verso gli anarchici, cui non si sottrarrebbero alcune organizzazioni di sinistra e pacifiste. Molto forte è stato l'impatto sull'opinione pubblica della scelta di aprire deliberatamente il fuoco su cittadini israeliani. Questa sera a Tel Aviv vi sarà una manifestazione di protesta organizzata da un ampio arco di gruppi pacifisti, anarchici e di sinistra radicale. Manifestazioni, presidi, volantinaggi, telefonate, fax di solidarietà possono servire a fermare la spirale di violenza e contribuire al rilascio del compagno arrestato. Diffondete le informazioni. Federazione Anarchica Torinese (27/12/2003)
Esprimiamo tutta la nostra solidarietà militante ai compagni di "Anarchici contro il muro" ed, in particolare, a Gil Naamaty ferito da colpi di arma da fuoco durante l'aggressione militare subita mentre cercavano di aprire i cancelli del muro dell'apartheid a Mas'ha. Quest'aggressione smaschera anche il falso alibi con cui lo stato israeliano ha provato a legittimare la costruzione del muro della vergogna: la sicurezza degli Israeliani. Per proteggere gli Israeliani, l'esercito di Israele gli spara contro? Le cause che rendono insicuri gli Israeliani come i Palestinesi sono l'esistenza degli eserciti, degli stati, dei fondamentalismi religiosi. L'iniziativa che i nostri compagni, indipendentemente dalla nazionalità (israeliana, palestinese o di qualsiasi altro paese del mondo), stanno portando avanti con il campeggio di Deir Balut e con le azioni messe in atto in questi giorni è l'unica possibilità per una vera pace nella regione. Tutti dobbiamo attivarci per impedire la costruzione del muro, sia quello fatto di mattoni e cemento in Israele, sia quello mentale costruito da chi vorrebbe dividere gli sfruttati della terra in base alla nazionalità o religione. La commissione di relazioni internazionali della FAI
Such an aggression unmasks the alibi claimed by Israel to legitimate the building of the shame wall: to give security to Israeli citizens. To protect Israeli citizens, the Israeli State shoots some of them? The real causes of Israeli, as well as
Palestine, citizens' insecurity are the existence of armies, States and religious
fundamentalisms.
Asia: qualcosa bolle in pentola Nei primi giorni del 2004, al vertice dei paesi dellAsia Sudorientale, i ministri degli esteri hanno trovato un accordo per dare vita a un mercato di libero scambio tra India, Pakistan, Nepal, Sri Lanka, Maldive, Bangladesh e Bhutan. Le prime tariffe e barriere doganali dovrebbero essere eliminate all'inizio del 2006. Nei sette paesi risiede un quarto della popolazione mondiale. Laccordo rappresenta anche un importante passo politico per quanto riguarda le relazioni tra India e Pakistan, due grandi stati dotati di armi nucleari. Più di un milione di soldati sono schierati sul confine tra i due paesi, e il conflitto è stato sfiorato in diverse occasioni. E già da diversi mesi che è in corso unintensa attività diplomatica tra questi colossi storicamente contrapposti. Non è chiaro dove vogliano arrivare. Ricordiamo però un antico proverbio: quando due elefanti lottano, i fili derba vengono calpestati; quando fanno lamore, anche. Gran Bretagna: Blair ha stufato i macchinisti Apprendiamo da un articolo di Orsola Casagrande, pubblicato sul "Manifesto" del 2 gennaio, che nei giorni scorsi, in Gran Bretagna, "cinque sezioni del sindacato dei macchinisti (la Rmt, Rail Maritime and Transport) hanno annunciato che devolveranno le loro quote annuali non al Labour party ma allo Scottish Socialist Party. Il consiglio nazionale della union ha infatti dato il via libera alle cinque sezioni «dissidenti» approvando che devolvessero i loro finanziamenti al partito che più le aveva convinte e che più aveva rappresentato i loro interessi". I sindacati (unions) sono da sempre i maggiori finanziatori del partito laburista (Labour Party) di Tony Blair, attualmente primo ministro. "Il leader dei macchinisti, Bob Crow (uno dei segretari di sinistra eletti in questo ultimo anno e mezzo ai vertici delle unions), ha lasciato intendere che presto l'intera sezione regionale del suo sindacato annuncerà di voler stornare i suoi fondi al partito socialista scozzese"... "Anche Unison (il sindacato del pubblico impiego, la più grossa union inglese) ha deciso di rivedere i suoi bilanci prosegue la Casagrande - e di tenere aperta la possibilità di versare quote annuali a qualcuno che non sia il Labour. Lo stesso ha fatto il Gmb, che ha congelato per un periodo le sue quote". Non è certo lautogestione delle lotte, ma è senzaltro opportuno che i lavoratori britannici smettano di finanziare un reazionario, per giunta guerrafondaio, come Tony Blair. Scrive Will Hutton sull Observer del 28 dicembre: "Suppose Tony Blair owned ITV, had disbanded the majority of the board of governors of the BBC and that director-general Greg Dyke had resigned because of the impossibility of maintaining the corporation's impartiality in the face of unfair, growing and politically motivated competition from Mr Blair's interests. Suppose, too, that Mr Blair owned both the Daily Telegraph and the Express. And suppose the Queen had extraordinarily refused to enact a parliamentary Bill that would, in effect, allow Mr Blair to expand his media empire despite earlier promises to disband it. There would, I suspect, be just a little political disquiet. Suppose, too, that, while we were digesting all this, one of our largest companies had gone into receivership. Over the past few years, it had falsely, and probably fraudulently, accounted for a cool £7 billion, but attempts to recover the cash were being grievously hampered by new Blair laws which weakened protection against false accounting, largely to ensure that the Prime Minister's media empire would better survive scrutiny. We could start to wonder what kind of banana republic we were living in. But this is no banana republic - this is present-day Italy, one of the chief states in the European Union. The Prime Minister is not Tony Blair but Silvio Berlusconi; Mediaset is ITV; RAI is the BBC; Lucia Annunziata is Greg Dyke; Il Giornale is the Daily Telegraph and the company in receivership is Parmalat. For the Queen, read 83-year-old President Ciampi. The analogies are not exact - Italian institutions and processes are not mirrored in Britain - but the similarities drive home what has been happening there". Ci vergogniamo a tradurre, e non solo per via del nostro inglese: "Supponiamo che Tony Blair fosse proprietario di ITV, che si fosse liberato della maggioranza dei dirigenti della BBC e che il direttore generale Greg Dyke si fosse dimesso per impossibilità di mantenere limparzialità dellazienda in presenza di un evidente conflitto di interessi. Supponiamo, anche, che Mr Blair possedesse sia il Daily Telegraph che lExpress. E supponiamo che la regina avesse clamorosamente rifiutato di emanare una legge che gli avrebbe permesso di espandere il suo impero massmediatico malgrado le promesse di smantellarlo. Ci sarebbe, credo, da essere poco tranquilli. Supponiamo, ancora, che, mentre stavamo digerendo tutto questo, una delle nostre più grandi aziende fosse fallita. Negli ultimi anni, aveva falsificato i conti per circa sette miliardi di sterline, ma i tentativi di rimetterli in sesto erano stati ostacolati dalle nuove leggi di Blair che avevano indebolito la protezione contro il falso in bilancio, in gran parte per fare in modo che il suo impero massmediatico superasse più facilmente le verifiche. Potremmo cominciare a chiederci in che genere di repubblica delle banane stiamo vivendo. Ma questa non è la repubblica delle banane questa è lItalia di oggi, uno degli stati guida dellUnione Europea. Il primo ministro non è Tony Blair ma Silvio Berlusconi; Mediaset è ITV; la RAI è la BBC; Lucia Annunziata è Greg Dyke; Il Giornale è il Daily Telegraph e lazienda fallita è la Parmalat. La regina è lottantatreenne presidente Ciampi. Le analogie non sono esatte le istituzioni e le procedure italiane non sono speculari a quelle inglesi ma le somiglianze sono sufficienti a farci capire che cosa è accaduto".
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