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recensioni di Lucrezia Avitabile

Locandina del film "Da quando Otar è partito"

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Lost in Translation – L’amore tradotto di S. Coppola

con B. Murray e S. Johansson

Quando si ha a che fare con figli di genitori illustri, viene spontaneo chiedersi, per prima cosa, se valgano veramente o se, di valente, abbiano solo il cognome. Una domanda cui è molto difficile rispondere, visto che tali persone, per forza di cose, partono con un bagaglio assai diverso da quello in dotazione ai normali viaggiatori.

Comunque sia, la figlia di Francis Ford Coppola viaggia alla grande. Si cimenta con un tema pericolosissimo: il rapporto tra un uomo maturo, che si avvia sul viale del tramonto, e una giovane sposina insoddisfatta e incerta sul da farsi. Facile scivolare...

Ma Sofia mantiene il giusto equilibrio con la disinvolta sicurezza d’una funambola.

Sullo sfondo una Tokyo pesantemente sbeffeggiata, ma non troppo. Il bersaglio reale della regista sembra essere piuttosto quell’America che l’ha colonizzata.

O la funambola è abile anche come illusionista, e riesce a farci vedere quello che non c’è?

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Da quando Otar è partito di J. Bertuccelli

con D. Droukarova

Se "Lost in Translation" ci illustra come si vive in una delle colonie conquistate dagli Stati Uniti d’America con la seconda guerra mondiale, "Da quando Otar è partito" ci fa vedere invece come se la passano in una di quelle acquisite recentemente: la Georgia.

Se la passano maluccio, direi.

Tre donne (nonna, madre e figlia) attendono il ritorno di Otar, rispettivamente figlio, fratello e zio delle protagoniste, emigrato a Parigi in cerca di lavoro.

La nonna è stalinista, la figlia liberista, la nipote stufa di sentirle litigare.

Tutti vogliono andarsene, in cerca di fortuna. Ma, come diceva un rokkettaro bolognese, se è vero che la fortuna è cieca, è altrettanto vero che la sfiga, invece, ci vede benissimo.

Bel film, costruito sui rapporti interpersonali, e sulla desolazione delle periferie del mondo.

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Prima dammi un bacio di A. Lo Giudice

con M. Cocci, S. Rocca e L. Zingaretti

Dal Giappone e dalla Georgia, torniamo in Italia, e più precisamente a Bologna, dove ha sede la redazione di Cenerentola.

"Prima dammi un bacio" ci ricorda, in modo a dir poco didascalico, che anche noi, cinquant’anni fa, siamo stati colonizzati dagli Stati Uniti, senza peraltro liberarci delle pesanti ingerenze della chiesa cattolica. Per la verità non c’era bisogno di essere così espliciti: lo si avverte benissimo guardando la pellicola, che sembra proprio un telefilm americano.

Buona la scena iniziale, nella quale i protagonisti, bambini, si "sposano", dando inizio a un amore che li accompagnerà per tutta la vita. Ottima l’interpretazione di Luca Zingaretti, nei panni del prete emiliano.

Altro non saprei salvare.

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