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Oye, como va?

di Toni Iero   

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Pillole di economia

Il quadro che si sta delineando per il 2004 non è entusiasmante. Vediamo un po’ come stanno le cose, cercando di cogliere il nocciolo delle questioni, anche per non essere troppo prolissi.

Negli Stati Uniti è in corso una modesta ripresa economica, ampiamente esagerata dalla stampa. La crescita annuale del prodotto interno lordo accreditata per il 2004, +3.2%, non è niente di eccezionale per un paese la cui dinamica demografica è ancora in attivo.

Nella foga di elargire denaro ai suoi sostenitori, Bush ha commesso un fondamentale ‘errore’ economico: dare troppo ai ricchi.

L’abbattimento delle imposte e le commesse militari hanno fatto fluire nei portafogli delle famiglie abbienti un’enorme quantità di dollari. Il problema è che i ricchi non possono aumentare all’infinito i loro consumi. Chi guadagna un miliardo di dollari all’anno, quando lo mettono in condizioni di guadagnarne due, non riesce a spendere due volte quello che spendeva prima … anche per i grassi nababbi americani è difficile mangiare il doppio, fare il doppio di vacanze, pagarsi il doppio di amanti, etc. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: la macchina economica americana si muove ma, per fare un paragone automobilistico, per ogni chilometro che percorre consuma dieci litri di benzina.

Il Giappone resta impantanato nella sua recessione, con un sistema bancario sull’orlo del fallimento. Buona parte del mondo prova una maligna soddisfazione nel vedere i Nipponici nei guai: non hanno mai avuto grandi doti di simpatia. Però quella dovrebbe essere la seconda economia mondiale …

Anche l’Unione Europea è in difficoltà. Minata da un andamento demografico zoppicante, non ha più il riferimento abituale del suo vecchio modello economico, incentrato sullo Stato, che in certe accezioni era anche "sociale". Tuttavia non ha ancora compiuto pienamente il passo verso il liberismo e, per la verità, non si capisce bene se ha effettivamente voglia di farlo. Per usare un’espressione un po’ logora: è in mezzo al guado, però senza aver deciso se andare avanti o tornare indietro!

La guerra americana

In questo contesto gli Stati Uniti si sono impelagati in una guerra per l’egemonia mondiale che, se da un lato può contribuire a muovere la loro economia, dall’altro sta gonfiando il debito federale e quello dei conti con l’estero. Ormai la bilancia commerciale Usa registra con regolarità deficit pari al 5% del prodotto interno lordo! Davanti a questo fenomeno il mondo della finanza globale è rimasto ammutolito. Sono tutti lì a guardare una situazione palesemente insostenibile, lanciata verso il tracollo finale. Nessuno ha la minima idea di cosa fare per impedire di cadere nel precipizio, rappresentato da drastica svalutazione del dollaro o da un aumento incontrollato dei tassi di interesse Usa. L’unico che sembra reagire è George Soros che, da buon finanziere speculatore, rendendosi conto dei pericoli reali, ha dichiarato di essere disposto a mettere in gioco tutto il suo patrimonio pur di mandare a casa Bush junior, visto come l’incarnazione di tutti gli errori dei governanti Usa.

Se a questo desolante panorama aggiungiamo che la guerra non sta andando poi troppo bene … beh, c’è poco di che stare allegri!

In Afghanistan il potere è rimasto sostanzialmente a chi l’aveva prima, sotto il regime dei talebani. Il paese è ostaggio dei vari signori della guerra locali. Le condizioni della popolazione, anche quelle delle donne (vi ricordate la retorica della guerra combattuta anche per liberarle dal burqa?), sono inalterate e, in qualche caso, ancora peggiori di prima. Saggiamente il ministro della difesa italiano ha deciso di non prolungare la missione dei nostri militari in quel paese. I rischi erano troppo alti.

In Irak non va molto meglio. La guerriglia continua a colpire gli eserciti stranieri e gli Iracheni che cooperano con le forze di occupazione, definiti come collaborazionisti. Non si capisce bene chi controlli gli attacchi che quotidianamente sconvolgono la vita del paese medio orientale: Saddam, Osama, criminali comuni? In ogni caso si è ancora ben lontani dalla tanto attesa pacificazione e, più che ricostruire, siamo ancora in fase di demolizione delle strutture esistenti (a colpi di camion esplosivi).

In Palestina i cosiddetti kamikaze continuano a uccidere poveri disgraziati, la cui unica colpa è di andare a scuola o al lavoro in autobus. Approfittando di questo clima il governo israeliano sta tentando di praticare la "soluzione" militare (con tanto di piccola ‘grande muraglia’) contro la sedicente autorità palestinese. Che tanto autorevole non deve essere, visto che non è mai riuscita a fermare gli attacchi suicidi, nonostante tante pompose dichiarazioni.

A complicare tutto vi è la ripresa dell’attività terroristica islamica internazionale. È stata colpita l’Italia. Oggi nel mirino c’è la Turchia e il Regno Unito. A chi toccherà dopo? C’è da farsi poche illusioni sulle modalità con cui agiscono questi fanatici di Allah: chi non ha rispetto per la propria vita non può averne per quella degli altri!

I rischi

Vi sono pericoli evidenti che pendono sul mondo. Gli Stati Uniti hanno scatenato questa guerra in seguito agli attentati dell’11 settembre (a proposito, dove sono finite le inconfutabili prove della colpevolezza di Osama? Dopo il terzo mistero di Fatima è il segreto meglio tenuto al mondo). Il loro scopo non è poi neanche troppo mascherato. Basta leggersi un documento un po’ datato (settembre 2000) ma ancora attuale, Rebuilding America’s Defenses, per capire a cosa mirano. Certo, il controllo del petrolio è importante nella strategia americana (Afghanistan significa petrolio dell’Asia Centrale, Irak petrolio medio – orientale). Ma questa materia prima, probabilmente, è solo un mezzo, non un fine.

L’obiettivo concreto degli Usa potrebbe essere quello di prendere al laccio quei paesi la cui crescita li farà assurgere al ruolo di competitori per il predominio mondiale, come la Cina, il cui sviluppo economico (e strategico) oggi è vincolato dalla dipendenza da questa fonte energetica.

Per raggiungere la supremazia incontrastata sul globo, la classe dirigente Usa sta mettendo a repentaglio il sistema finanziario internazionale, sta inasprendo i rapporti con la Cina e sta destando la peggiore ondata di oscurantismo religioso dal tempo delle crociate ad oggi. Religione significa potere e, quindi, enormi risorse a disposizione. Per decenni i gruppi terroristi integralisti sono stati finanziati (e addestrati) proprio dagli Stati Uniti e dai quei regimi arabi impropriamente definiti moderati, come l’Arabia Saudita.

Oggi tutti i leader occidentali affermano di voler dialogare con l’Islam moderato. A nessuno interessa che in quei paesi siano tutelati i diritti di chi religioso non è (invece di discutere inutilmente sulle presunte radici cristiane dell’ Europa, perché non ci si muove per esportare un valore sicuramente europeo come la laicità?). Ci sarebbe bisogno più che mai di promuovere uno sviluppo equilibrato, sia tra le nazioni, sia all’interno della società. All’opposto si continua a riproporre un modello che comporta l’accentramento della ricchezza nelle mani di pochi superprivilegiati.

L’emergenza ambientale non frena lo scempio del territorio e il dissennato spreco delle risorse naturali. Invece di affrontare i problemi utilizzando il metodo scientifico del confronto e del ragionamento, si trova più comodo chiudere gli occhi e trincerarsi nella affermazioni indiscutibili della superstizione (religiosa e ideologica).

Vista nel suo complesso l’ umanità ha un comportamento proprio bizzarro. O, per essere più precisi, le attuali classi dirigenti mostrano atteggiamenti veramente stravaganti. Parafrasando Darwin, si potrebbe dire che una specie incapace di apprendere dai propri errori è giustamente destinata ad estinguersi …

 

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