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La "Gande famiglia araba"
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Che, caso mai, vi avrebbero partecipato soltanto maschi? Pensavate male. Anchio, da ragazzo, pensavo che in quei paesi, allontanandomi dalla costa, non avrei più trovato la Coca-cola. Invece la trovai. E, data la scarsa affidabilità dellacqua, e lassenza del vino, fui pure contento di averla trovata. Pochi giorni fa, alla televisione libanese, ha avuto inizio "Hawa Sawa" ("In onda insieme"). Otto donne nubili ("nubili", come si diceva una volta, non "libere", come da qualche anno viene scritto sulle nostre carte di identità) sono entrate in una casa piena di telecamere e microfoni. Fra tre mesi una ne uscirà per sposare, con il consenso del pubblico, "l' uomo della sua vita". Nessuna candidata è arrivata dai Paesi del Golfo, dove si limiteranno a seguire con passione la trasmissione e a fare ghiotti pettegolezzi. Come osserva acutamente Gabriele Romagnoli, su "la Repubblica" del 2/12/2003, da quelle parti, le donne, "in una casa-prigione vivono già, anche senza andare in TV". Ci sono però donne egiziane, siriane, tunisine e, ovviamente, libanesi. Pare che alle selezioni si siano presentate addirittura in cinquantamila. Come in Italia per la selezione delle "veline". In questo caso, per la verità, non si trattava proprio di "veline"; ma neppure di "velate", naturalmente. Le vincitrici della selezione (professioniste, studentesse e segretarie, in età compresa fra i 18 e i 35 anni) potranno essere guardate, ascoltate e valutate dal pubblico in ogni momento della giornata, tranne quando andranno in bagno, o a letto. Le prime due settimane saranno dedicate a conoscerne pregi e difetti, e già immaginiamo le partecipanti impegnate in una nobile, quanto buffa, gara di ipocrisia. Poi, attraverso il voto dei telespettatori, ne saranno eliminate due. Non sappiamo se, come premio di consolazione, faranno conoscer loro due validi maschi latini come Walter Nudo e Adriano Pappalardo. Supponiamo di no; dato che sono entrambi sposati e la legge islamica proibisce ladulterio... A questo punto le concorrenti potranno sapere chi sono i pretendenti, anchessi selezionati sulla base di rigidi requisiti, primo fra i quali il reddito; perchè, anche da quelle parti, poche donne desiderano sposare un "morto di fame" (e il trofeo, per essere tale, dev essere ricco). Li potranno conoscere attraverso videocassette con le quali i rappresentanti del sesso forte si proporranno alle nubili. Cè da augurarsi, per glimpavidi candidati, che le sei donne non siano troppo severe nei commenti, anche per non scoraggiare le telespettatrici eventualmente interessate allarticolo. Quanto alle abitanti della casa, potranno far sapere con quale pretendente preferirebbero sposarsi, ma dovranno lasciare l'ultima parola al pubblico. "Si compie così unelaborata transizione che poco ha di liberatorio commenta Romagnoli - dal dispotismo dei matrimoni combinati dai genitori a quello che trasferisce il potere ai telespettatori". La "Grande famiglia", appunto. Nell'ultima fase del programma soltanto due donne resteranno nella casa. Poi, una sola passerà dallo spettacolo alla realtà: uscirà dalla casa-prigione e incontrerà il telefidanzato. La coppia potrà pensare ancora per qualche giorno se intende davvero celebrare il matrimonio. In caso affermativo, di lì a poche settimane, i due convoleranno, in diretta, a giuste nozze. Per invogliarli sarà comunque donata loro una casa, alcuni gioielli, la luna di miele e una discreta quantità di denaro. Potere della televisione! Pur di uscire dallanonimato, o per non rientrarci, come nel recente caso dellitaliana "Isola dei famosi", si è disposti a farsi scrutare e giudicare da tutti. E questo non solo nel "corrotto" mondo occidentale, dove fama, denaro e potere sono la misura di ogni cosa, ma anche in paesi dove molte donne si vergognano a mostrarsi senza il velo, e alcune sono addirittura disposte, come molti maschi del resto, a immolarsi senza alcun vantaggio personale. I reality show, come il capitalismo, continuano a non piacermi, anche perchè in essi, come nel capitalismo, il gioco è quasi sempre pilotato. Tuttavia, forse, non ha torto chi sostiene che, in certi contesti, non tutto il male viene per nuocere. Forse, si può imparare ad apprezzare anche il "Grande fratello", oltre alla Coca-cola. E, per restare in tema di nozze, che dire delle agenzie matrimoniali? In Italia, forse, fanno un po ridere (e, in fondo, neanche tanto). Ma, in un contesto come quello dei paesi arabi? Dove, spesso, il marito viene scelto, e imposto, dalla famiglia? Ci informa Alessandra Retico ("la Repubblica", 5-12-2003) dellesistenza, in Iran, di un agenzia matrimoniale che ha un successo formidabile. "Fanno la fila da quando l'ufficio apre, alle 9 del mattino. C'è un via vai continuo fin quando chiude, alle sette della sera. Sono giovani, studenti universitari per lo più. Molte donne. A fare gli onori di casa una sorridente signora che è anche la moglie del capo. Smista il traffico nella piccola stanza con divani e tavolini bassi. Mentre la radio suona vecchie canzoni, i ragazzi si accomodano a turno ai posti assegnati e, chini sui tavolini, compilano con diligenza e in silenzio moduli e formulari. E' il primo passo per accedere ai servizi qui offerti: la moglie o il marito che si sogna, se possibile. Non sarà romantico ma non è neanche strano, si dirà. E invece a Teheran, capitale di un Iran ortodosso, un ufficio come questo non solo è unico, ma sfiora l'eresia. Se non fosse che qui il capo è Jaffar Savalanpour Ardabili, un professore di teologia (sciita) trentottenne che ha tutte le credenziali (e le espone a pubblica riprova) per esercitare una professione altrimenti a rischio censura". Paese che vai, furbone che trovi. "Voglio solo essere un vero religioso e come tale il mio lavoro è aiutare a far trovare nella vita della gente equilibrio e felicità"- afferma il nostro eroe. "Ardabili, di fiori d'arancio ne ha fatti sbocciare 180 prosegue la Retico - dopo incontri spesso lunghi e ripetuti tra gli aspiranti sposi. L'ultimo maturato tra la trentenne Afsaneh e un trentottenne dentista norvegese. Com'era iniziata? Che Afsaneh non voleva il marito previsto per lei dai suoi e progettava d'andarsene all'estero. Ardabili piglia il suo archivio e sfoglia fino a trovare la scheda del Norvegese. Telefonate, una corrispondenza per e-mail che dura quattro mesi, infine lui che vola a Teheran per conoscerla. E' amore. La famiglia di lei, all'inizio, ferro e fuoco. Ma rassicurati dal fatto che galeotto dell'amore fosse un religioso come Ardabili, cedono. Ora Afsaneh aspetta solo il visto per raggiungere il biondo promesso sposo in Norvegia". Auguro loro tutta la felicità possibile, naturalmente. Ma, soprattutto, penso con sollievo che in Norvegia, male che vada, è sempre possibile divorziare. E cambiare dentista.
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