![]() |
|
|
Mentre apprendiamo dai mezzi di comunicazione di massa che il presidente degli Stati Uniti ha firmato il bilancio della difesa per il 2004 arrivando a stanziare quasi 500 miliardi di dollari (un importo uguale allintero prodotto interno lordo del Canada e di molto superiore a quello della Russia), prosegue in Irak linutile strage. Secondo un recente studio, condotto e scritto da professionisti della salute per il Progetto di Monitoraggio della Salute degli Iracheni (Iraqi Health Monitoring Project), gestito da Medact e parzialmente finanziato da Oxfam e dalla Golden-Puckham Charitable Foundation, fino all inizio di novembre sarebbero rimasti uccisi nel conflitto tra 7.800 e 9.600 civili iracheni e 394 militari appartenenti alle truppe d occupazione. Le stime del numero di militari iracheni morti vanno da 13.500 a 45.000. Inoltre, migliaia di combattenti di entrambi i fronti, così come di civili, hanno subìto gravi danni, incluse amputazioni e traumi mentali. La guerra ha poi causato limitazioni nellaccesso allacqua pulita e alle misure igieniche, scarsità di cibo, degrado ambientale, distruzione di servizi pubblici (inclusi i servizi sanitari) e collasso sociale, con tutto ciò che ne consegue in termini di ulteriori perdite di vite umane. Nello studio viene anche documentato limpatto della guerra sullambiente. Questo comprende un esteso inquinamento di terra, mare, fiumi e atmosfera che potrebbe essere ricaduto sui paesi confinanti. I bombardamenti hanno distrutto la superficie del terreno, terre arabili e pascoli, così come le infrastrutture fisiche di edifici, strade, ferrovie, centrali elettriche, impianti di smaltimento e telecomunicazioni. Queste notizie sono tratte dal sito www.nuovimondimedia.it che pochi giorni fa, nel corso della trasmissione televisiva "Porta a porta" è stato addirittura accusato di "lavorare per il nemico". Un ennesimo, vergognoso, attacco alla libertà di informazione. Italia: al governo non si disobbedisceA proposito di informazione e comunicazione, apprendiamo da "Leggo" del 21/11/2003 che la bella Sabrina Ferilli sarà attrice protagonista nel film "Al di là delle frontiere", che la RAI sta girando in Romagna. Il film narra la storia (vera, a quanto pare) della staffetta partigiana Angela Ghiglino, che si innamorò di un ufficiale delle truppe tedesche, durante loccupazione militare del nostro paese. Al cuore, si sa, non si comanda. Ma si sa anche che la RAI, al governo, non disobbedisce. E non ci stupisce che una storia del genere venga rappresentata in un momento come questo. Farebbe certamente piacere, ai militari italiani inviati "al di là delle frontiere", come truppe doccupazione, conquistare il cuore di unesotica Ferilli. Cè da meravigliarsi che non sia ancora stato programmato un film, ambientato in Africa Orientale durante il fascismo, nel quale una bella indigena si innamora di un ufficiale italiano. Potremmo anche suggerirne il titolo: "Faccetta nera". Si parlava, nello scorso numero di Cenerentola, del diffondersi di eserciti costituiti da mercenari, e dellutilizzo di questi ultimi da parte degli eserciti nazionali. Dimenticavamo di parlare degli eserciti nazionali utilizzati come eserciti mercenari: ce ne segnala lesistenza Marina Forti in un articolo apparso sul "Manifesto" del 18/11. "Era una di quelle cose che sanno tutti scrive - ma nessuno può affermare. Finché la conferma è arrivata dalla fonte direttamente interessata: Freeport McMoRan, compagnia mineraria americana. Un documento interno della compagnia conferma che la filiale Pt Freeport Indonesia paga l'esercito indonesiano per la protezione della sua miniera di Grasberg, in Papua Occidentale, il territorio più orientale dell'arcipelago indonesiano. Il documento quantifica: nel 2002 la compagnia ha pagato 5,6 milioni di dollari, l'anno prima 4,7 milioni. Non è chiaro come quel documento, la risposta all'interrogazione di un azionista, sia arrivato alla stampa. E' certo però che l'ammissione di Freeport ha il potenziale dello scandalo: l' esercito indonesiano è accusato di brutali violazioni dei diritti umani a Papua Occidentale, in particolare attorno a quella miniera, e una multinazionale americana ammette di finanziarlo... La notizia è circolata il 14 marzo del 2003. Il cautissimo Jakarta Post, quotidiano in lingua inglese, ha commentato in un suo editoriale: "Per 5,6 milioni di dollari all'anno, i soldati dispiegati attorno alla Freeport possono ben chiamarsi l'Esercito Freeport". ... "Finora nessuno sapeva quanto la compagnia mineraria pagasse, né che stipendiasse i suoi protettori. Né che avesse finanziato la costruzione di una nuova stazione della Brimob, brigata mobile (la polizia antisommossa), come ha dichiarato il capo della polizia nazionale. Molti attivisti per i diritti umani in Indonesia dicono che questo "racket della protezione" contribuisce a mantenere alta la tensione a Papua: l'esercito ne ha tutto l'interesse, in senso finanziario". Scanzano Jonico: cerchiamo di capire Nei giorni scorsi, in Basilicata, si è assistito a una formidabile protesta popolare contro la costruzione di un deposito di scorie radioattive a Scanzano Jonico. Data la dimensione del movimento, che sta addirittura costringendo il governo a tornare sui suoi passi, tutti i giornali e le TV ne hanno parlato. Ben poco però è stato detto (e, soprattutto, scritto) da un punto di vista tecnico. Crediamo quindi di fare cosa utile ai lettori radunando le poche informazioni di questo genere che abbiamo trovato sulla stampa. Su "la Repubblica" del 19/11 Ilaria Ficarella riporta le dichiarazioni di Maurizio Polemio, ricercatore dellIrpi. "Scanzano Jonico non è un sito adeguato ad accogliere un deposito di scorie nucleari", avrebbe detto sulla base di anni di studi che la sezione barese dell'Istituto di ricerca per la protezione idrogelogica (Irpi) del Cnr ha portato avanti nell'area con il finanziamento dell'Unione europea. Accanto alle caratteristiche del sottosuolo, considerate rarissime al mondo, che hanno determinato la scelta governativa di sistemare il deposito nel giacimento di salgemma di Scanzano, uno dei requisiti fondamentali è la stabilità del terreno. Presupposto per poter sistemare un carico di rifiuti non biodegradabili e radioattivi è che né scosse sismiche né altri tipi di movimenti tellurici debbano mai verificarsi, per evitare che i grossi bidoni sistemati nel sottosuolo possano spostarsi, col rischio di riversare liquami tossici. Ma a Scanzano questa caratteristica mancherebbe del tutto. "La scelta è caduta su Scanzano - spiega Maurizio Polemio - perché il sito è stratigrafico e a circa 670 metri di profondità si trova uno strato di argilla e poi salgemma, ancora argilla e quindi salgemma. Proprio la presenza di sale denota l'assenza di acqua e quindi denoterebbe la stabilità del sito". Ma la stessa presenza del giacimento potrebbe essere all'origine di smottamenti del terreno. "In Calabria per esempio - spiega il ricercatore - quando si è proceduto allo svuotamento del giacimento, la collina di Belvedere di Spinello è crollata. L'operazione era stata eseguita scavando due pozzi attraverso i quali veniva iniettata acqua nel giacimento per far risalire la salamoia. Questo ha provocato il crollo della collina". Non è il solo problema: "Altra questione ancora più importante riguarda il fatto che l'area in questione è molto vicina al fiume Cavone e, dal punto di vista idrogeologico, non è affatto sicura. Si deve ricordare che la Piana del Metapontino era in precedenza una zona paludosa, bonificata meccanicamente solo negli anni Cinquanta quando vennero posizionate idrovore che sono tuttora in funzione. I dati del GNDCI mostrano che, con cadenza quasi decennale, quel-la zona è oggetto di alluvioni"..."Ora, è facile immaginare cosa possa accadere nel caso che si verifichi una piena proprio nella zona in cui sono sotterrati i bidoni di materiali radioattivi". A tutto ciò, va aggiunto che la costa ionica è in continuo movimento e l'erosione è ormai in stato avanzato. "Negli ultimi 15mila anni - spiega Polemio - il livello del mare è salito di ben cento metri. Se il periodo di tempo può sembrare abnorme, bisogna comunque considerare che i rifiuti che si vorrebbero interrare sono destinati a rimanere lì per migliaia di anni". In conclusione: "Il requisito fondamentale della stabilità idrogeologica non esiste, quindi quel sito non è adeguato ad accogliere quel tipo di rifiuti". "Liberazione" del 21/11 riporta invece una dichiarazione di Fiorano Villa, presidente dell'Associazione nazionale dei geologi italiani: "La piena sicurezza credo non esista. Potrebbe uscire dell'acqua contaminata dalla radioattività. Questo provocherebbe il passaggio della radioattività anche ai prodotti alimentari che si coltivano nel campo irrigato con l'acqua che esce da quel gesso in cui sono state stoccate le scorie" avrebbe detto in un'intervista a "Radio Popolare". Non abbiamo invece trovato dichiarazioni di geologi disposti a scommettere sulla sicurezza del deposito. Sempre su "la Repubblica" del 23/11 leggiamo un breve articolo intitolato "Pagavano per un lavoro", dal quale si apprende che, a Palermo, alcuni truffatori: "Promettevano ai precari un posto fisso nella pubblica am-ministrazione. In cambio chiedevano il pagamento di una somma che oscillava tra i 750 e i 2.200 euro. Si calcola che circa tremila persone abbiano pagato per ottenere un posto di lavoro. Le false lettere di assunzione erano su carta intestata a cooperative risultate poi inesistenti. A denunciare il raggiro, con una denuncia in questura, è stato il responsabile della task force per il lavoro della Regione, Salvatore Cianciolo. Le lettere garantivano ai destinatari assunzioni a tempo indeterminato a partire dal 4 dicembre senza specificare però il luogo di lavoro". Evidentemente, non è vero che i giovani disprezzino il posto fisso. |
||