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Il litorale jonico della Basilicata

Pino d'Aleppo

                                                                       

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Le proteste delle ultime settimane, provocate dalla decisione governativa di collocare un deposito di scorie radioattive a Scanzano Jonico, hanno attirato l’attenzione su di un’area troppo spesso dimenticata: il litorale jonico della Basilicata.

Si tratta di territori che, fino agli anni ’50 erano in larga parte occupati da paludi, tanto che nel libo "Marine d’Italia" edito dal Touring Club Italiano nel 1951, al capitolo quinto, dedicato a Basilicata e Calabria, non venivano segnalati centri balneari in questa zona. Solo nel bel volume "Il paesaggio", curato da Aldo Sestini e pubblicato dal Touring nel 1963, troviamo una sintetica descrizione dell’area, ‘fotografata’ nel momento della transizione.

"Il piano alluvionale, sbarrato dalle dune e già acquitrinoso e malarico, ha cambiato volto recentemente ed anzi il suo paesaggio non è ancora totalmente assestato. Un paesaggio di bonifica, sì, ma con caratteri propri e attenuati: in primo luogo per la ristrettezza, che ne confina la vista tra i rialzi dunosi da un lato e i gradini dei ripiani o le colline plioceniche dall’altro, e ne limita a opere modeste le canalizzazioni. La bonifica idraulica era stata in parte attuata prima della guerra, ma la vistosa trasformazione è dell’ultimo quindicennio, con l’intervento dell’Ente per la riforma fondiaria, e quindi con l’ appoderamento in piccole unità (sui 5 ettari di terreno). Di già le colture non sono soltanto quelle seminative e orticole: vigne, alberi da frutto, olivi si diffondono rapidamente. L’ irrigazione, abbastanza estesa, per mezzo di razionali impianti, aiuta le colture più esigenti (le piogge sono scarse, sui 400-500 mm all’anno in media) e anzi dà rigoglio a belle piantagioni ordinatissime di agrumi. Le numerose, e invero modeste, casette nuove degli assegnatari punteggiano piacevolmente la distesa verde con piccole chiazze bianche. L’opera di trasformazione tende a risalire anche i fondi leggermente terrazzati delle valli principali, nonchè i lembi inferiori dei ripiani.

Non proprio tutto è scomparso del passato e qualche vecchio elemento s’inserisce nel nuovo paesaggio. Il bosco, che doveva prosperare negli e-stremi fondi umidi delle valli e del piano stesso, era già un relitto nel secolo scorso, e oggi ne rimane soltanto – quasi campione da museo – un pezzetto lungo il Sinni (Policoro), con bellissimi esemplari di pioppi e ontani, olmi e frassini, farnie roveri e cerri, con folto sottobosco, che protegge gli ultimi cinghiali e caprioli. La foresta aveva da tempo ceduto ai pascoli, e l’attività pastorale ci è richiamata da qualche vecchio edificio per il bestiame – bufali e bovini, pecore e cavalli – o da certi nomi locali, come Bofaloria o Vaccarizza. Caratteristiche alcune masserie aggruppanti più fabbricati a diversa destinazione, fin a costituire piccoli villaggi, dimora dei dipendenti di tenute che raggiungevano estensione di varie migliaia di ettari. (...)

Volgiamoci infine alla costa unita e importuosa e più ancora alla zona di dune che l’ accompagna: monticelli di sabbia di 10-20 m. d’altezza, che possono apparire disposti in modo confuso, ma costituiscono nell’insieme più cordoni paralleli alla linea di spiaggia. Cespugli e arbusti della macchia si diffondono dovunque sulla sabbia, più fitti negli avvallamenti fra una duna e l’altra: ginepri a grosse bacche, filliree e lentischi, rosmarini profumati, cisti e mortelle, ecc. A ovest del Bradano essi formano sottobosco alle pinete (di pino d’Aleppo, del quale si raccoglie la resina). La costa era del tutto solitaria, priva d’abitazioni fino a poco tempo fa, e quasi ci suona misterioso il ricordo delle antiche città della Magna Grecia che prosperarono in sua vicinanza, e di cui gli scavi vanno rimettendo in luce alcuni resti. In più punti, piccoli adunamenti di villini annunciano oggi, sia pure timidamente, il risveglio anche di questa lunga spiaggia arenosa."

A quarant’anni di distanza il paesaggio, ovviamente, è mutato, soprattutto in prossimità di Metaponto, dove sono stati realizzati veri e propri stabilimenti balneari. Ma basta allontanarsi un poco dai centri più frequentati per trovare chilometri di arenili ancora intatti.

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