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Si è svolto in Italia, il 7 novembre scorso, lannunciato sciopero generale nazionale indetto da CUB e USI-AIT per la difesa e lestensione della previdenza pubblica, il ripristino della scala mobile, lintroduzione del reddito sociale, forti aumenti salariali, il ritiro dellesercito italiano dai territori occupati. Difficile valutare la partecipazione dei lavoratori, data la coincidenza (non del tutto casuale) con lo sciopero dei trasporti urbani, pienamente riuscito, e quello dei metalmeccanici della FIOM, cui ha aderito circa il 50% dei lavoratori del settore. A Milano, CUB e USI-AIT hanno manifestato portando in piazza migliaia di lavoratori. A Roma, dove si è svolta la manifestazione nazionale della FIOM, hanno sfilato decine di migliaia di metalmeccanici. Manifestazioni dei lavoratori dei trasporti, aderenti a quasi tutte le sigle sindacali, sono state organizzate in molte città. Considerato il contesto nel quale andava a collocarsi (la vicinanza con il grande sciopero del 24 ottobre, il perdurare della crisi economica, il boicottaggio da parte dei mass-media) lo sciopero proclamato da CUB e USI-AIT può dirsi riuscito. Ora sono molti di più, in Italia, a sapere che esiste anche un sindacalismo vertenziale, un sindacalismo che si propone di difendere in modo intransigente gli interessi dei lavoratori, a prescindere da chi, in quel momento sta al governo. Apprendiamo da "City" del 3/11/2003 che questanno, da gennaio a settembre, lindustria marittima ha subìto 344 attacchi da parte di pirati. Sono dati forniti dall agenzia di sorveglianza dell ufficio marittimo internazionale, che ha sede a Kuala Lumpur (Malaysia). Nel 2001, da gennaio a settembre, gli attacchi di pirati furono 253, nel 2002 erano saliti a 271 e questanno sono cresciuti ancora, e non di poco. E infatti la prima volta in più di un decennio che, nei primi nove mesi dellanno, si sono registrati oltre 300 attacchi. Le zone maggiormente colpite sono lIndonesia, il Bangladesh, la Nigeria e lo stretto di Malacca. Venti i marinai uccisi questanno (contro i sei del 2002), e 43 quelli dati per dispersi. Si tratta di un numero di morti molto piccolo, se paragonato a quello dei lavoratori deceduti nel Mar Mediterraneo nel tentativo di fuggire la miseria raggiungendo le nostre coste, ma non per questo trascurabile. Segnaliamo la notizia, non a titolo di curiosità, né per il gusto dellesotico, ma per aiutare a riflettere sullapertura di scenari che, fino a non molti anni fa, sembravano incredibili. Grandi aree dellAfrica e, più in generale, dei cosiddetti "paesi in via di sviluppo" sono oggi governate da bande di mercenari che, come accadde anche in Europa nel passato, combattono per chi li paga meglio e spesso, dove vi sono risorse disponibili, per se stessi. Ora anche i mari ricominciano a essere solcati dalle navi dei pirati. Cè da domandarsi che cosa potrebbe accadere su questo pianeta se limpero degli Stati Uniti dAmerica, come dieci anni fa quello dellUnione Sovietica, dovesse crollare repentinamente in assenza di unalternativa più civile di convivenza. Irak: i militari dellimpero in difficoltà A dire il vero, cè già un paese nel quale limpero statunitense si trova in serie difficoltà. Non ci riferiamo allAfghanistan, recentemente occupato, dove il governo fantoccio di Karzai sembra convivere, sia pure sanguinosamente, con il dominio dei predoni suoi alleati e con ciò che resta di quello dei talebani. Ci riferiamo allIrak dove quotidianamente, tra lesultanza della popolazione locale, la guerriglia mette a segno agguati mortali nei confronti delle truppe di occupazione. Unindagine delle Nazioni Unite e della Banca Mondiale descrive la situazione irachena come una bomba a orologeria: su 26 milioni di Iracheni, circa il 50% della forza lavoro è disoccupata o sottoccupata. Tra essi, quattrocentomila ex-soldati congedati dopo lo smantellamento dellesercito di Saddam Hussein. Tuttavia, cè anche chi fa affari doro: migliaia di guardie del corpo, armate fino ai denti, proteggono gli Occidentali inviati dalle aziende che si stanno spartendo il business della ricostruzione. Si tratta, per la maggior parte, di mercenari arrivati da Sud Africa, Gran Bretagna, America e Australia. Nelle ultime settimane, dopo i sanguinosi attentati subìti, persino la Croce Rossa Internazionale ha abbandonato Baghdad e Bassora. Sono invece rimasti i medici della Croce Rossa Italiana. Uno di essi, intervistato dalla televisione, ha ostentato tranquillità, dicendo che, dato il loro impegno nel curare la popolazione, non hanno niente da temere. Una risposta che lascia perplessi. Gli altri crocerossini, allora, che cosa facevano? 11 settembre 2001: ogni dubbio è lecito E stato pubblicato, sul Manifesto del 4/11/2003, un interessante articolo di Giulietto Chiesa, col quale il giornalista, già noto ai nostri lettori (vedi Cenerentola n.9), solleva nuovi dubbi sull attentato alle Twin Towers. "Sono passati due anni scrive - e ancora non si sa niente di certo. Anzi, quel poco che se n'è saputo, dalle fonti ufficiali, è talmente inattendibile che solo gente che desidera tenere gli occhi bendati e giocare a mosca cieca può crederci"... "La Casa Bianca ha fatto tutto il possibile per impedire prima l'avvio della speciale commissione d'inchiesta, e poi per ostacolarne i lavori"... "Di quali documenti dispongono costoro, che non vogliono condividere? Parecchi a quanto pare, ma uno soprattutto interesserebbe leggere. Un certo rapporto di una qualche agenzia segreta (nome non rivelato) che, un mese prima degli attacchi, informò Bush "che Al Qaeda avrebbe potuto tentare di dirottare aerei di linea". Chi è il teorico della cospirazione che dice queste cose? Un editoriale non firmato del New York Times del 30 ottobre"... "Perfino il presidente della speciale commissione d'inchiesta, un repubblicano che si credeva inoffensivo e per questo fu scelto dalla "recalcitrante" Amministrazione, ha perso la pazienza. Il senatore Thomas Kean, del New Jersey, ha minacciato di incriminare l'Amministrazione per rifiuto di collaborare con l'inchiesta"... "Si accampano per questo, come al solito, "segreti di stato", e si nega l'esistenza di quei documenti. Tra i quali un piano dettagliato di attacco all'Afghanistan che era già pronto, sul tavolo del presidente, il giorno 9 settembre, e, chissà perché, non fu firmato. I teorici della cospirazione pensano che non fu firmato perché si aspettava che succedesse "qualcosa" che avrebbe reso quella firma molto meglio spiegabile"... "Quanti misteri devono ancora uscire? Abbiamo saputo (sempre dalla stampa Usa) che la stessa mattina dell'11 settembre il Don Rumsfeld trovò il tempo di convocare i suoi collaboratori per dire loro di "cercare tutto quello che c'è, e anche quello che non c'è", per accusare l'Iraq. Una prontezza di riflessi assolutamente fantastica: Rumsfeld aveva già, mentalmente, concluso una guerra non ancora cominciata (Afghanistan) e stava già pensando alla seconda. Tutto nella mattinata dell'11 settembre. E nei giorni immediatamente successivi - si è saputo dopo due anni (NYT del 4 settembre 2003) - la Casa Bianca (rivelazione di Richard Clarke, che guidava il team dell'Amministrazione per far fronte all'emergenza) autorizzò l'evacuazione segreta dagli Stati Uniti di circa 140 "influenti" sauditi, tra cui molti membri della famiglia bin Laden. Tutti gli aerei erano bloccati a terra, in quei giorni, l'America era ferma, paralizzata, angosciata, in difesa, ma alcuni aerei si alzarono, con il permesso del presidente, per portare via un gruppo di persone che, come minimo, dovevano essere incluse tra i sospetti, e quindi interrogate. Qui non è questione di incompetenza, di errori, di incapacità: quella fu una scelta". Uscita la biografia di Jessica Lynch "Non sono un eroe, non ho mai sparato un colpo, gli Iracheni non mi hanno torturata, i marines non mi hanno liberata in modo eroico". Questa, in sostanza, la versione di Jessica Lynch, la militare americana catturata dagli Iracheni nel corso dellinvasione e, successivamente, liberata. La sua storia, colorita fino all inverosimile, era servita, nei giorni dellattacco, a scopo propagandistico. "Il Pentagono mi ha usata", ha dichiarato. Si era capito. Italia: servizio militare in cambio di cittadinanza Apprendiamo da Liberazione del 4/11/2003 che è iniziato in Parlamento l'esame della legge che anticipa al primo gennaio 2005 la fine del servizio militare di leva. In questo provvedimento, del quale si parla da tempo e che va nella direzione di creare un esercito di soli professionisti, la Commissione difesa ha inserito un emendamento che estende anche a cittadini stranieri, extracomunitari e non, che abbiano ascendenti italiani e vogliano acquisire la cittadinanza italiana, la possibilità di prestare servizio volontario nellesercito italiano. L'emendamento è stato presentato dal relatore Pierfrancesco Gamba di Alleanza Nazionale, e approvato, con il parere favorevole del governo e il sì di tutte le forze politiche, tranne la Lega. Un primo passo verso la costituzione di un esercito di mercenari? Per il Commissario UE all'energia, Loyola De Palacio, il blackout che circa un mese fa ha lasciato l'Italia al buio può essere stato provocato da "problemi nella gestione della crisi non solo da parte dei responsabili italiani ma anche di quelli svizzeri e forse anche da un errore umano". Dice un proverbio: se non puoi convincerli, confondili! Il settimanale New Yorker ha dedicato un lungo articolo a Silvio Berlusconi. Di lui si dice che "non è semplicemente lunico miliardario dellera dell informazione in Italia, ma è anche il primo che ha capito che chi controlla le sue immagini di successo può appropriarsi di qualsiasi quan-tità di potere politico". Se così stanno le cose, sarà il caso di sostenere la stampa dopposizione. A partire da Cenerentola. |
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