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                                   recensioni di Lucrezia Avitabile

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CATERINA VA IN CITTA’

di P. Virzì con M. Buy, S. Castellitto

Finalmente ci siamo!

Dopo il poco convincente "Ovosodo", tanto acclamato dalla critica, e il più simpatico "Baci e abbracci", che poco l’aveva entusiasmata, Virzì dà il meglio di sè con "Caterina va in città": un film che, forse perchè indovinato e graffiante, non è piaciuto ai cinefili.

La pellicola racconta le prime esperienze romane di Caterina, giovane figlia d’un insegnante che ha appena ottenuto il tanto desiderato trasferimento nella città eterna. Vie-ne iscritta a una scuola frequentata prevalentemente da giovani borghesi, divisi in opposte fazioni politiche, e si trova sballottata in un contesto cui non è abituata.

La scena iniziale è travolgente; la trama, questa volta, verosimile; il messaggio, sufficientemente chiaro.

Ottime le interpretazioni di Castellitto, che impersona un professore sgradevole quanto frustrato, e quella di Margherita Buy, nei panni della casalinga. Brave anche le tre giovani attrici protagoniste della vicenda.

E allora?

Come mai ai critici la pellicola non è piaciuta?

Forse perchè è segno di distinzione, per un cinefilo, disprezzare la "commedia all’ italiana", di cui Virzì si vanta d’essere continuatore; più probabilmente perchè, in questo paese, chi accusa, senza pregiudizi, Polo e Ulivo, viene subito tacciato d’essere ‘qualunquista’, e di mettere in scena ‘luoghi comuni’.

Ma la realtà è fatta anche, e soprattutto, di "luoghi comuni"; e l’analisi effettuata dal regista, a chi ha orecchie da intendere, risulta tutt’altro che superficiale.

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MIO COGNATO

di A. Piva con L. Lo Cascio, S. Rubini

Ottima la ricostruzione d’ ambiente. Scontato il finale.

Il film, girato a Bari, descrive il rapporto che si instaura tra Vito (Lo Cascio) e suo cognato (Rubini), un agente d’ assicurazioni i cui affari si intrecciano con quelli della criminalità organizzata.

Personaggi, dialoghi, costumi, sono riprodotti con un realismo stupefacente. Bravissimi i due attori protagonisti e, soprattutto, Lo Cascio, finalmente utilizzato sfruttando tutte le sue, notevoli, potenzialità.

La narrazione, che si sviluppa, appassionando lo spettatore, per quasi tutto il film, si inceppa nel finale, scontato, e troppo simile a quello di una famosa pellicola italiana dei primi anni ‘60.

Dire di quale si tratti sarebbe una cattiveria nei confronti di chi non ha mai avuto modo di vederla. Chi l’ha vista non farà fatica a ricordarne il nome e gli indimenticabili protagonisti.

 

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