|
Home |
|
|
| Verso
un Bugo più maturo?
Universal
2011 In
questi tempi duri per tutti e
per gli artisti in particolare, possiamo senz’altro accontentarci
dell’ultimo
album di Bugo. “Nuovi rimedi per la miopia” non sarà un capolavoro, ma
ha un
merito: l’artista mantiene ben salda la capacità di non mettere
d’accordo i
critici più competenti. Così, se le recensioni segnalano tutte la
compresenza
di ottime canzoni e di altre molto meno buone, divergono poi
completamente nel
compilare l’elenco delle due categorie.
Ma
il vero debutto discografico di
Bugo è “La prima gratta” del 2000, data che sembrava segnare un’ipoteca
se non
sul nuovo millennio, almeno sugli anni zero. Ed è un album che gratta
forte:
sporco, acido, surreale e confusionario. I brani si alternano a
frammenti di
idee geniali, senza perseguire ad ogni costo la forma canzone,
spiazzando
parecchio gli stralunati ascoltatori. Bugo
lascia il lavoro presso la
piomberia paterna e si trasferisce a Milano dove già frequentava
l’ambiente
underground. L’anno successivo esce “Sentimento westernato”:
l’ispirazione
questa volta proviene spesso da Syd Barret, il mitico fondatore dei
Pink Floyd
(impazzito a causa dell’LSD), fatto del tutto nuovo per un musicista
italiota.
L’album riscuote unanimi consensi e il nostro viene scritturato dalla
Universal, che gli lascia ampi margini in cambio di basse royalties. In
pratica, la major acquista e distribuisce il 3° album già pronto, “Dal
lo fai
al ci sei”. Secondo molti è il momento apicale del periodo giovanile
bughiano:
i singoli “Casalingo” e “Io mi rompo i coglioni” conoscono una certa
diffusione
nelle radio. A
questo punto Bugo prova il colpo
grosso: un doppio album che possa raggiungere sia il successo
commerciale che
siglare la sua grande versatilità. Il sogno di emulare l’artista
contemporaneo
Beck Hansen forse non tiene conto del fatto che l’eclettismo del
genietto di
Los Angeles resta incompreso in Italia. “Golia & Melchiorre”
(2004) è
composto da un cd completamente acustico con venature di folk - blues,
mentre
l’altro diverge completamente per la strada dell’elettronica
sperimentale. Il
progetto è troppo ambizioso e risente anche di una preoccupante carenza
d’ispirazione. Solo poche canzoni si salvano dal naufragio. L’anno
seguente Bugo viene
affiancato in studio di registrazione da Giorgio Canali, già fonico dei
Litfiba, chitarrista dei CSI e futuro produttore di Vasco Brondi (alias
“Le
Luci della Centrale Elettrica”). L’esperienza del “vecchio” rocker ha
il
merito di inserire un po’ di razionalità nel “caos primordiale” che
continua a
contrassegnare lo stile produttivo del giovane artista. Così nel 2006
il risultato
è “Sguardo contemporaneo”, un lavoro molto più compatto dei precedenti,
che
tuttavia cerca di valorizzare le capacità visionarie del nostro.
Purtroppo il
bellissimo singolo “Millennia” non trova pressoché riscontri, l’intero
album
nemmeno. Finalmente, una seconda versione di “Amore mio infinito”,
duettato con
l’attrice Violante Placido (che ha l’indubbio merito di essere figlia
dell’attore
e regista Michele) entra nella discutibilissima classifica della hit
parade,
senza peraltro oltrepassare il 50° posto.
E’
chiaro che Bugo è troppo avanti
per la scena italiana e rischia di restare incompreso. Tenta allora una decisa virata verso la
strada commerciale:
nel 2008 esce “Contatti”, l’album più brutto della sua carriera, in cui
prevale
il desiderio del musicista di “entrare nel giro giusto”, come canta in
uno dei
brani. L’imperterrito mainstream continua ad ignorarlo. A
questo punto il musicista si
concede una pausa dalla produzione discografica e si dedica alle arti
visive e
plastiche. Si sposa e segue la moglie in India. Ritorna in Italia solo
per
registrare il nuovo album, che esce nel settembre 2011, e per eseguire
il tour
promozionale di rito.
|
||