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| R.U.N.I. RrrrUuuuNnnnIiii
Wallace Records / Musica per Organi Caldi 2010 Acronimo di “Resti Umani Non Identificati”, il gruppo di
Cernusco conferma che l’hinterland milanese è una delle realtà più vitali in
Italia. Nati alla fine degli anni ’90, possiamo senz’altro considerare quella
dei R.U.N.I. come musica del terzo millennio, innovativa e sperimentale come
si conviene ad una nuova epoca, ancorché non digerita né promossa
dall’industria culturale. Infatti lo stile inconfondibile dei nostri si plasma
nel 2001 con il folgorante album “Il cucchiaio infernale”, seguito due anni
dopo da “Ipercapnia in capannone K”. I due lavori sono ricchi di idee e di
strumenti (addirittura 13 nel primo), una creatività che ad un gruppo più
convenzionale basterebbe per riempire 10 album. I R.U.N.I. si esprimono attraverso
brani che stravolgono la forma canzone, composti da movimenti che escono dal
classico schema “strofa -ritornello - variazione”. A spiazzare definitivamente,
il gruppo utilizza miscele esplosive di variazioni di generi, controtempi e
tempi dispari, cambi di tonalità, assoli sghembi, tastiere giocattolo... Se è
vero che oggi l’intelligenza è sovversiva, i R.U.N.I. sono senz’altro dei
rivoluzionari; anche se nei testi si divertono a nascondersi, con giochi di
parole e un nonsense che è tuttavia tipico della miglior vena generazionale.
Non a caso, l’inizio della loro carriera fu caratterizzato da un sodalizio
artistico con Bugo, cantautore di belle speranze rimasto, nonostante gli
sforzi in senso commerciale, un incompreso. I critici si sono scatenati nel cercare i riferimenti artistici
dei R.U.N.I., naturalmente all’estero dato che non esistono entità paragonabili
nella storia della musica italiana. Detto che sicuramente una coordinata è
l’underground tedesco, i nomi più famosi a cui i nostri vengono accostati sono
Frank Zappa (ma allora si può aggiungere anche il sodale Captain Beefheart), i
Residents e i Devo, cioè artisti dissacranti, ironici e destrutturanti.
Caratteristiche che si ritrovano anche nei R.U.N.I., i quali preferiscono
“giocare” con piccole nevrosi e alienazioni quotidiane o con atmosfere da film
di fantascienza di serie B. Negli ultimi anni i R.U.N.I. si erano praticamente eclissati,
tanto da far paventare uno scioglimento. Per fortuna, tale fase era da
attribuire al ritiro del bassista e forse all’incertezza sulla strada da seguire,
oramai più per passione e per i posteri, data la palese impossibilità di
sfondare in un panorama italiano troppo omologato per le loro caratteristiche.
Nel 2008 usciva così “Fula Fula Fular”, un vinile con meno di mezzora di musica
virante verso il pop e testi più classicamente demenziali. Un esperimento
contraddittorio e non del tutto riuscito. In ogni caso, quest’anno ha fatto
seguito il convincente “RrrrUuuuNnnnIiii”: lavoro impegnato e vario, più rock
dei precedenti anche se le sequenze compatte - secondo uno stile ormai
consolidato - si sciolgono improvvisamente in rivoli surreali e stralunati. Le “non hit” dell’ultimo album, a nostro parere, sono “Il
ballo del quaquaraqua”, pseudocountry cantato in un siciliano improbabile, e
l’incalzante e imprevedibile “Afrofrate di fretta”. Forti del nuovo repertorio,
i R.U.N.I. (Fabio Bielli, Daniele Malavasi e Roberto Rizzo) hanno ripreso anche
l’attività live. Consigliatissimi i loro concerti: dal vivo “spaccano” e
divertono. Roberto Zani inizio pagina |
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