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| Bologna: Future Film Festival
Anche quest’anno nella città di Bologna, precisamente a Palazzo Re Enzo e al Teatro Duse, dal 26 al 31 gennaio, ha avuto luogo il Future Film Festival, un appuntamento con il nuovo cinema d’animazione e le ultime frontiere dell’immaginario digitale. Per l’edizione 2010 i direttori artistici Giulietta Fara e Oscar Cosulich hanno riservato un nuovo programma ricco di film in anteprima provenienti da tutto il mondo, importanti focus su Motion Graphics & Saul Bass, stop-motion, un programma dedicato al 3D stereoscopico con lo speciale 3dDay e molto altro. E’ proprio con il 3D stereoscopico, novità dell’ultima stagione cinematografica, che il Future Film festival ha aperto la sua nuova edizione. Dopo aver distribuito gli immancabili e preziosi occhialini (ogni paio ha un valore pari a 60 euro) al pubblico presente in sala, il FFF ha proiettato per l’apertura serale del 26 gennaio, presso il teatro Duse, l’anteprima di The Hole 3D di Joe Dante (distribuito in Italia da Medusa), thriller che esplora le paure e i segreti nascosti nei meandri della mente umana. Il film è stato anche uno dei contenuti speciali del 3dDay, svoltosi sabato 30 gennaio, durante il quale sono stati proiettati in anteprima i primi 56 minuti di Dragon Trainer 3D, nuovo film d’animazione della Universal e di Toy Story 3 3D della Pixar Animation Studios. Ospiti importanti hanno caratterizzato questa edizione: David Sproxton, cofondatore di Aardman Animations e il suo animatore Merlin Crossingham, Mischa Rozema, cofondatore della casa di produzione olandese Post Panic, l’artista inglese Robert Chiu (alias the Ronin), il designer Kai Christmann di Design Films, lo stop-motion artist inglese Osbert Parker, la produttrice Allison Abbate (nota per le sue collaborazioni con Tim Burton in La sposa cadavere e per il suo ultimo lavoro Fantastic Mr Fox, di Wes Andreson), gli artisti Ufo5, Stafano Ricci e, dulcis in fundo, la special guest star Joe Letteri, supervisore degli effetti speciali di Avatar e direttore di Weta Digital. Letteri è stato protagonista dell’evento speciale della dodicesima edizione del Future Film Festival: la presentazione in anteprima mondiale del “making of Avatar”, l’ultimo spettacolare film di James Cameron, campione di incassi e di record (Cameron ha battuto sé stesso, superando gli incassi di Titanic, 1997) e fresco nominato a nove statuette Oscar. Joe Letteri, durante la sua presentazione, ha mostrato come sono nati i personaggi del kolossal, in che modo la flora e la fauna del pianeta Pandora hanno avuto origine, come sono stati scelti i colori, le forme e la posizione di ogni singola pianta delle foreste pandoriane e come per la creazione degli animali sia stato fondamentale dare uno sguardo alla realtà: infatti sia nella vegetazione che nel regno animale presenti nel film, è stata decisiva l’osservazione di piante e animali terrestri. Sono stati mostrati, inoltre, diversi video in cui sono visibili gli attori principali Sam Worthington (Jake Sully) e Zoë Saldaña (Neytiri) recitare con un particolare casco e una tuta che permettono di trasferire tutte le loro microespressioni e movimenti fisici al loro rispettivo personaggio in versione indigena. Joe Letteri non ha risparmiato proprio nessun segreto al pubblico presente in sala Hera la sera del 27 gennaio. Dopo aver dato spazio agli ospiti, arriviamo al cuore del festival: ci sono stati dodici titoli in concorso per il Platinum Grand Prize, il concorso per i lungometraggi. La prestigiosa giuria della dodicesima edizione, formata dall’illustratrice Francesca Ghermandi, dal musicista e scrittore Emidio Clementi e dal giornalista di Variety Nick Vivarelli ha assegnato il premio a Panique au Village (2009, Belgio) di Stephane Aubier e Vincent Patar, “per aver creato un film fresco che è un’esplosione di energia creativa dal punto di vista visivo, drammaturgico, e anche musicale. Con gran coraggio, convinzione e una cura appassionata nell’uso della stop-motion animation, i registi hanno saputo dimostrare che non servono sofisticate, e talvolta meccaniche, tecniche al computer per creare un mondo fantastico capace di sorprenderci, di stupire, e di farci riscoprire l’immaginario sconfinato, l’innocenza, la crudeltà, e sopratutto l’irriverenza dell’infanzia”. Una menzione speciale è andata a Edison & Leo di Neil Burns “per l’originalità del racconto, la complessita dei personaggi, e gli alti valori produttivi di un film che ci offre un punto di vista indubbiamente inusuale su un personaggio storico, mescolando un tipo di estetica generalmente associata con film per bambini a delle tematiche assolutamente adulte”. Per quanto riguarda il concorso Future Film Short, sezione dedicata ai cortometraggi d’animazione e live action con effetti speciali, la giuria composta da Vittorio Giardino, dal giornalista Franco Giubilei e dal cartoonist e regista Matteo Stanzani ha assegnato il Premio della Giuria - Provincia di Bologna (1000 euro) per il miglior corto a The Lighthouse Keeper di David Francois, Rony Hotin, Heremie Moreau, Baptiste Rogron, Gaëlle Thierry, Maïlys Vallade perchè “riesce a trasmettere emozioni a livello mentale ma anche fisico, grazie alla forza delle prospettive utilizzate, del sonoro e del ritmo apparentemente calmo ma incalzante. Mix tecnico ben riuscito, fonde animazione tradizionale con elementi di CG. Di grande impatto la fotografia, l’atmosfera e le forme. Il design del Guardiano del Faro rende omaggio contemporaneamente allo stile di Osamu Tezuka e all’espressività del volto della vecchia strega di Biancaneve”. La Giuria ha inoltre deciso di assegnare una menzione speciale a De si près di Remi Durin «per la finezza della grafica e la forza delle immagini che alternano una semplice e serena realtà quotidiana fatta di segni leggeri e immagini chiare ai tragici ricordi della Grande Guerra, espressi con uno sconvolgente e violento bianco e nero”. In chiusura, i direttori Giulietta Fara e Oscar Cosulich non hanno esitato a togliersi qualche “sassolino dalla scarpa”. Non è un segreto, infatti, che il festival abbia corso il rischio di non avere luogo a causa del bassissimo budget a disposizione: 270 mila euro, cifra bassissima se si tiene conto del fatto che il festival di Torino vanta un budget pari a quasi 3 milioni di euro. Le accuse sono state rivolte soprattutto al Comune di Bologna, dato che la Regione Emilia Romagna ha confermato i 30.000 euro assegnati a ogni edizione per cinque anni e anche la Provincia non ha ridotto il consueto budget. Marilena Giannino
Quest’anno l’Academy deciderà quali film premiare il 7 marzo, più o meno quando avrete modo di leggere questo numero di Cenerentola, quindi troppo tardi per un commento a caldo. Non resta che azzardare previsioni e rischiare smentite o conferme. La vera novità di questa edizione degli Oscar è che per il Miglior Film non sono stati in lizza solo cinque film, come per tutte le altre categorie, ma ben dieci titoli. Il motivo ufficiale è che si rischiava di escludere opere importanti, la realtà è che probabilmente, visto il calo di ascolti (e quindi di inserzioni pubblicitarie) subito dalla notte delle stelle negli ultimi anni, qualche incognita in più nell’attribuzione del premio più importante è stata sicuramente in grado di dare un po’ di brio e mordente alla competizione. Mentre quindi sulle copertine dei giornali che state leggendo sorridono i vincitori e scompaiono gli altri, azzardiamo qualche ipotesi. Dando uno sguardo ai dieci candidati possiamo affermare che se l’ambita statuetta ha premiato la fantascienza (l’interessante District 9), dai tempi di “E.T.” relegata solo alle categorie minori, oppure l’animazione (il riuscito Up, sicuramente vincitore come Miglior Film di Animazione, e forse anche per la Migliore Colonna Sonora), qualche cosa è davvero cambiata. Poche chance anche per i fratelli Coen con A Serious Man, già vincitori due anni fa con il perturbante “Non è un paese per vecchi”, per il racconto di formazione sceneggiato da Nick Hornby An Education, accolto piuttosto tiepidamente sia dal pubblico che dalla critica, e per l’originalità della violenza sociale e domestica narrata in Precious (probabilmente già incensato con l’Oscar a Mo’Nique come Migliore Attrice Non Protagonista). Scartando anche il dramma sportivo The Blind Side, fenomeno soprattutto americano, i Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino (con l’Oscar a Christoph Waltz come Migliore Attore Non Protagonista dato quasi per certo) e la commedia Tra le nuvole di Jason Reitman con George Clooney (più adatto al premio per la Migliore Sceneggiatura Non Originale), la sfida si è giocata sostanzialmente tra due titoli: il film dei record Avatar, che segna il ritorno di James Cameron dopo i fasti di “Titanic” e che in poco più di due mesi è già il film con il maggiore incasso globale di tutti i tempi (a sfruttamento ancora in corso qualcosa come 2 miliardi e 350 milioni di dollari), e il riscoperto The Hurt Locker di Kathryn Bigelow. Riscoperto perché è stato presentato in concorso al Festival di Venezia di due anni fa, non ha raccolto alcun premio, è passato nell’indifferenza nelle sale, con un’uscita americana notevolmente posticipata rispetto a quella italiana, conquistando il plauso della critica con ben due anni di ritardo. Strano andamento per un film sottile e potente, recepito erroneamente come atto d’accusa sulla guerra in Irak privo di un’etica forte (fu questa la motivazione con cui la giuria veneziana lo escluse dal palmares), in realtà ambientato in Irak ma incentrato sugli aspetti psicologici sottesi a qualunque conflitto. Tra i due film, entrambi candidati a nove Oscar, è lecito pensare che l’Academy, non immune dall’andamento al botteghino, abbia deciso di celebrare l’industria attraverso il kolossal di Cameron, probabile asso pigliatutto di questa edizione, ma anche gli Oscar, come tutti i riconoscimenti, sono spesso preda di variabili irrazionali che disattendono le previsioni. Quindi potrebbe essere andata altrimenti. In ogni caso si è giocato “quasi” in famiglia, perché la Bigelow è stata moglie di Cameron. Sul fronte attori i due maggiori avversari sono fuori dai giochi, solo The Hurt Locker aveva anche un attore candidato, il protagonista Jeremy Renner, ma le ipotesi di vittoria per lui sono davvero remote. Il vincitore dovrebbe essere infatti Jeff Bridges, già consacrato dal Golden Globe (molto spesso anticipatore degli Oscar), per Crazy Heart, una storia molto hollywoodiana di caduta e riscatto di un cantante country alcolizzato grazie all’amore di una giornalista. Non è quindi un caso che la 20th Century Fox abbia previsto l’uscita nelle sale italiane proprio il 5 marzo, anche perché si vocifera che abbia buone possibilità di spuntarla anche la canzone “The Weary Kind” del cantautore folk Ryan Bingham. Per quanto riguarda le attrici dovrebbe essere l’anno di Sandra Bullock, anche lei perfetta icona del sogno americano che adora le discese (ultimamente non ha azzeccato un film) e le risalite. Quest’anno è tornata infatti nel cuore degli spettatori, soprattutto d’oltreoceano, grazie alla commedia Ricatto d’amore e al dramma sportivo The Blind Side, per cui è data favorita agli Oscar. Il fatto che non sia ancora prevista una data di uscita italiana, però, fa sorgere qualche sospetto. Che sia giunto invece il momento del terzo Oscar per Meryl Streep, alla sedicesima candidatura per la commedia Julie & Julia? Mentre i premi attribuiti sono ai vostri occhi di lettori ormai un dato di fatto, una unica certezza: non è stato Baaria a ricevere il premio come Miglior Film Straniero, perché escluso nell’ultima selezione per la cinquina finale, e con tutta probabilità a sorridere, anche se non sorride mai, è stato l’austriaco Michael Haneke per Il nastro bianco. E l’Italia? Beh, per Aldo Signoretti e Vittorio Sodano è sicuramente già una bella soddisfazione essere stati candidati per il Migliore Trucco per Il divo di Paolo Sorrentino. A questo punto, confrontando previsioni e realtà dei fatti, a voi capire se qualcosa è cambiato, segnale sicuramente positivo, oppure se il copione è stato rispettato, in linea con le scelte generalmente tradizionaliste dell’Academy. In ogni caso sarà il tempo a decretare il vero vincitore. Luca Baroncini
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