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LA SCUOLA FATTA A PEZZI  

                                       (di Walter Mancini da "Liberazione", 13/3/2003)

 

 

 

 

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Nei giorni scorsi il parlamento ha approvato la "riforma" Moratti.

Il provvedimento si inserisce in un’ampia manovra, più volte denunciata su Cenerentola, il cui scopo è rendere la scuola italiana sempre più classista, autoritaria e confessionale.

Ma le critiche mosse dalla sinistra allo specifico provvedimento, riassunte in questo articolo di Walter Mancini, sembrano deboli.

In particolare, in molti si chiedono: per quale motivo dovremmo essere contrari all’anticipo dell’età di ingresso alle scuole elementari? E perchè uno studente non dovrebbe esser libero di scegliere di dedicarsi, a quattordici anni, alla propria formazione professionale?

Il dibattito è aperto.


LA SCUOLA FATTA A PEZZI  

   (di Walter Mancini da "Liberazione", 13/3/2003)

"Anticipo dell'età di ingresso alla scuola dell'infanzia e alla scuola elementare, rispettivamente a due anni e mezzo e a cinque anni e mezzo.

L'anticipo, non solo non ha alcuna motivazione psico-pedagogica, ma è funzionale allo smantellamento della preziosa esperienza della scuola dell'infanzia ed elementare e finisce a svilire e trasformare il ruolo degli insegnanti, soprattutto quelli della materna, in veri e propri badanti, i quali saranno costretti non più a fornire i pre-requisiti dell'insegnamento ai bambini, ma a occuparsi sempre di più della loro sorveglianza.

Articolazione dei cicli

Il primo ciclo è costituito dalla scuola primaria (elementare) della durata di cinque anni e dalla scuola secondaria di secondo grado (scuola media) della durata di tre anni.

La scuola primaria è articolata secondo uno schema 1+2+2, cioé un primo anno teso a dare la strumentalità di base ai bambini seguito da due periodi didattici biennali; la scuola secondaria di primo grado segue lo schema 2+1, vale a dire un biennio seguito da un terzo anno (la terza media) dal quale deve emergere un'indicazione orientativa per la scelta futura tra il sistema dei licei o il sistema della formazione professionale.

Niente più obbligo

Abolizione dell'obbligo scolastico nella controriforma Moratti non si parla più di obbligo scolastico, che viene sostituito dall'ambiguo e pericoloso "diritto/dovere all'istruzione e formazione".

La trasformazione dell'obbligo scolastico in diritto/dovere segna il passaggio da un impegno forte, preciso dello Stato sancito appunto dall'obbligo, ad un diritto che può anche essere disatteso.

Un doppio canale

Canalizzazione precoce e separazione netta, rigida tra istruzione e formazione professionale, da compiere a 12-13 anni.

Questa decisione riporta indietro di 40 anni il sistema scolastico italiano reintroducendo un'insostenibile selezione di classe nell'accesso all'istruzione.

Viene istituito il doppio canale formato dal sistema dei licei - artistico, classico, economico, linguistico, musicale, scientifico, tecnologico e delle scienze umane è gestito direttamente dal Ministero, di durata quinquennale che si concluderà con un esame di Stato e darà immediato accesso all'Università; il sistema dell'istruzione / formazione professionale gestita dalle Regioni di durata quadriennale, che non darà accesso immediato all'università, se non dopo aver frequentato un apposito corso annuale, realizzato in accordo con le università e dopo aver sostenuto un esame di Stato anche come privatista.

Scuola/lavoro

Alternanza scuola/lavoro è una delle tante oscenità contenute nella riforma.

Gli studenti dell’istruzione / formazione professionale dai 15 ai 18 anni possono realizzare parte del loro percorso formativo all'interno delle imprese.

Tale dispositivo abbassa di un anno (da 16 a 15 anni) il limite previsto dalla legge per il lavoro minorile, inoltre gli studenti/lavoratori presteranno il proprio lavoro gratuitamente, mentre le imprese che danno la disponibilità ad "accogliere" studenti in alternanza scuola/lavoro potranno accedere a finanziamenti statali.

Ciliegina sulla torta la contro-riforma Moratti individua l'impresa come luogo formativo.

Non più laica

La scuola non sarà più laica.

La legge della Moratti ha un forte carattere confessionale e religioso, segno evidente di una concezione di scuola e di società che non si pone il problema di educare all'interculturalità e alla multiculturalità.

Il secondo articolo del testo licenziato ieri dal Senato tra i criteri direttivi della riforma inserisce "la formazione spirituale degli studenti" assestando l'ennesimo colpo alla laicità dello Stato e della scuola."

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