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| CCCP CSI PGR... Fine di un ciclo del rock
italiano
E’
uscito da qualche mese l’album dei PGR “Ultime
notizie
di cronaca”. Ma la vera notizia è che al Cd non
è seguito alcun concerto promozionale:
con la registrazione dell’album Giovanni Lindo Ferretti,
Giorgio Canali e
Gianni Maroccolo hanno onorato il contratto firmato una decina di anni
fa con Altri tempi,
però. Negli anni ’80, in pieno riflusso
commerciale,
emergevano anche in Italia realtà rock sorprendenti: Gang,
Litfiba, Franti...
Ma il tam-tam che i CCCP suscitavano tra i giovani nauseati da overdose
di
elettropop superava tutti. Nati dal fortuito incontro tra due reggiani
-
Ferretti e il chitarrista Massimo Zamboni –
nell’underground berlinese, i CCCP
contenevano un’intuizione originale: trasferire nella
provincia più rossa
d’Italia sonorità e temi delle avanguardie
mitteleuropee, con l’aggiunta del
gusto estetico retrò e autoironico per il decadente impero
sovietico.
Provocazione, nichilismo, sarcasmo: i ritornelli urlati da Ferretti
divennero
slogan assai popolari; i giri della chitarra di Zamboni erano
orecchiabili e
giustamente naïf. Così abbiamo avuto del vero punk
in salsa italica e ruspante.
Mitici i concerti, con personaggi aggiunti al nucleo di musicisti che
improvvisavano scenette assurde e surreali.
Vennero gli
anni ’90, decade musicalmente assai
più felice della precedente: ai nostri si unirono un nucleo
di fuoriusciti dai
Litifiba, tra cui i già citati Maroccolo e Canali, e dal
felice connubio nacquero
i CSI (acronimo di Consorzio Suonatori Indipendenti, ma anche della
nascente
confederazione post-sovietica). Ferretti cominciò a cantare
sul serio, accompagnato
dalla voce di Ginevra Di Marco. Il genere era un post-rock dalle
molteplici
influenze: spiccavano i riff semplici ed efficaci di Zamboni e gli
arrangiamenti
di Maroccolo. Ebbene sì, abbiamo amato gli album di quegli
anni: “Ko de mondo”,
l’acustico “In quiete”, “Linea
Gotica”... Abbiamo apprezzato l’intelligenza nel
partecipare all’operazione di
“sdoganamento” di Beppe Fenoglio, scrittore e
partigiano anglofilo “colpevole” di aver militato
nelle brigate monarchiche
anziché in quelle comuniste. I CSI si dedicarono
anche alla produzione di nuovi gruppi: Disciplinatha,
Ustmamò, Radiodervish...
mentre altri rimasero fortemente influenzati dai nostri. Un esempio
della
capacità di catalizzare la vivace scena rock italiana del
periodo è la
compilation “Materiale Resistente” del 1995, Cd
prodotto dai CSI in occasione
del 50° anniversario della Liberazione: Modena City Ramblers,
Gang, Marlene
Kuntz, Mau Mau, Yo Yo Mundi... Se l’ispirazione a temi civili
o politici
avesse prodotto anche solo saltuariamente risultati di quel livello,
forse
l’attuale deriva commerciale incontrerebbe ancora qualche
contrasto (tra i
pochi protagonisti autentici del nostro tempo troviamo ancora i Marlene
Kuntz,
mentre il giovane Vasco Brondi alias Le Luci della Centrale Elettrica,
non a caso
prodotto e accompagnato da Canali, indica esplicitamente i CCCP-CSI tra
i suoi
miti). I CSI
giunsero addirittura al primo posto nella
classifica dell’album più venduto con
l’uscita del loro ultimo lavoro, “Tabula
Rasa Elettrificata” (1997): considerato retrospettivamente,
fu una sorta di
“premio alla carriera” che fece storcere il naso ai
benpensanti amatori della
melodia italica. Un gruppo rock in testa alla classifica italiana, roba
da
matti... Arrivò così la firma del contratto con I PGR (Per
Grazia Ricevuta) furono la conseguenza di una
diaspora tra troppe primedonne. Con il primo album omonimo del 2002, il
nucleo
residuo tentò una reazione alla crisi conclamata virando
verso una sorta di
“elettroafro”; tuttavia il secondo Cd uscito due
anni dopo, “D’Anime e
d’animali”, fece registrare un ritorno al rock con
poca fantasia. Delle numerose
carriere soliste, l’unico exploit è
“Sorella Sconfitta” del fuoriuscito Zamboni
(2004), con le ottime collaborazioni di Nada e Lalli. Tutto
sommato, “Ultime notizie di cronaca” è
un addio
dignitoso. Tra i brani spicca “Cronaca divina”, in
cui una pioggia suggestiva
di suoni elettrici ed elettronici accompagna il convinto salmodiare di
Ferretti. Grande è stato lo sconcerto dei fans quando il
cantante ha dichiarato
di essersi convertito alla fede grazie a Papa Ratzinger, facendo
seguire a tale
annuncio una serie di desolanti prese di posizioni sul quotidiano Il
Foglio di Giuliano
Ferrara. Ma più che
un segno dei tempi a noi è parsa una tappa abbastanza tipica
nel percorso di
una rock-star, la cui svolta mistica coincide con una crisi artistica
(sulle
orme di Bob Dylan, Cat Stevens ecc.). Così il discusso ex
leader dei
CCCP-CSI-PGR ha potuto annunciare ai quattro venti il ritiro dai grandi
palcoscenici a causa dell’età (56 anni), per
circoscrivere l’attività musicale
a piccoli concerti in chiese rurali e - ahinoi - continuare quella di
scrittore. L’amara
constatazione che tutta questa vicenda ci suggerisce
è semmai di ordine generale: un ciclo della musica rock
italiana si è chiuso da
anni senza che se ne sia riaperto un’altro. Torneremo
sull’argomento.
Roberto Zani
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