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La
sinistra non è costituita soltanto
dai reduci delle grandi lotte degli anni sessanta e
settanta, c’è anche chi di
politica ha cominciato ad occuparsi molto
tempo dopo. Segni di nuove emergenze sociali.
Oggi la
relazione individuo - società,
tradizionalmente intesa come rapporto organico di scambio reciproco, si
è
dissolta. Gli spazi di
identificazione
collettiva, fortemente performanti per le diverse identità
sociali e per la
costruzione del Sé individuale, si sono smaterializzati
lasciando esperire
all’uomo orizzonti che non gli appartengono. Orizzonti di
complessità
indeterminata che lasciano l’individuo smarrito, solo,
dissociato e schiacciato
da una società che è sempre più
virtuale, autodeterminata, autoreferenziale.
Una società, o meglio, un sociale pianificato secondo i
codici della globalizzazione
economica capitalistica che nulla hanno a che vedere con
l’uomo e le sue necessità.
Ma
è proprio su questo scenario che
qualcosa di nuovo emerge. Un nuovo senso antropologico. Una strategia
evolutiva
dell’individuo che si realizza libera dalle ideologie e dalle
differenziazioni
sociali, capace di autogestirsi e autogovernarsi.
Questo
è ciò che affiora dalla
conversazione avuta con Mario Bovina.
Bolognese,
avvocato civilista, nel 2001
partecipa a Genova alla manifestazione contro il G8, nel 2003 fonda
insieme ad
un gruppo di amici l’“Associazione Civico 32”
e nel 2007, insieme a Stefano Bonaga (ex
assessore eletto come indipendente nelle liste del PCI), la
“Sezione Zero” del
Partito Democratico. Oggi è candidato al Consiglio Comunale
per la lista civica
“Bologna Città Libera”.
Quando, come
e
perché lei si è avvicinato alla politica?
Mi
sono avvicinato tardi alla politica. Quando Guazzaloca
vinse le elezioni a Bologna e nel 2001 Berlusconi rivinse le elezioni
nazionali
ho cominciato a pensare che ci fosse la necessità di agire.
Sembrava che la
coesione sociale, gli ideali e gli obiettivi che avevano caratterizzato
l’Italia fin dal dopoguerra si andassero smarrendo, stessero
impallidendo. Una
specie di regresso che secondo me bisognava affrontare. Regresso
principalmente
culturale e sociale, non prettamente politico, poi anche politico, ma
perché la
politica di oggi riflette quello che è la società
oggi. Ho pensato che
bisognasse fare un lavoro dal basso, di lungo periodo. Ho cominciato
con alcuni
amici ad occuparmi più attentamente di politica, sono andato
a Genova alla
grande manifestazione contro il G8 che tanti guai ha prodotto e
altrettante
ferite ha lasciato in questa nazione. Poi ho fondato
un’associazione culturale
che si è occupata di cercare di rivitalizzare alcuni aspetti
della città in cui
viviamo, “Civico 32”.
Gli amici
che hanno
partecipato con lei alla manifestazione del G8 erano persone con una
formazione
politica e/o di partito?
No,
erano persone che si interessavano del mondo. Nessuno
di noi praticava politica o era stato iscritto ad un partito o ne
frequentava
le sezioni.
Quindi il G8
e
“Civico 32”
si possono definire le prime esperienze politiche?
Il
G8 per me è stata una partenza e “Civico 32”
è nata più che altro come
tentativo di fare qualcosa per una Bologna che era caduta nelle mani di
Guazzaloca che poi, francamente, visto quello che è venuto
dopo, non erano mani
né peggio né meglio … è per
questo che adesso arrivo a candidarmi. Comunque
“Civico 32”
la fondammo forse anche per trovare un piccolo spazio nostro di
libertà in un
mondo che ci piaceva poco.
Com’era
l’ambiente
di “Civico 32”,
una descrizione delle persone, cosa si faceva?
L’ambiente
era formato da persone generalmente non
politicamente impegnate, tutte impegnate civilmente ma non
politicamente. Eravamo
società civile. A lungo si è dibattuto se
“Civico 32” dovesse
o no occuparsi di
politica. La linea di tutti gli associati è sempre stata di
no. Il filo rosso
che ha unito e unisce gli associati è un impegno sociale
pulito, il desiderio
di stare lontani da quello che è il prodotto principale
della nostra società,
la solitudine, l’ignoranza, la disgregazione dei legami sociali.
Quindi “Civico
32”
aveva proprio
nello statuto, che scrissi io, l’obiettivo di ritessere il
tessuto sociale.
La cosa
interessante di “Civico 32”
è che è stato possibile
ricambiare l’intero gruppo che lo aveva fondato con un altro
gruppo che oggi lo
porta avanti con uguale passione, e questo è importante
perché significa che è
stata un’esperienza produttiva. Il seme ha germogliato e
c’è una nuova pianta
che cresce.
Poi
c’è stata
l’esperienza della “Sezione Zero”
…
L’idea
della “Sezione Zero” è venuta a me ed a
Stefano Bonaga
un giorno al tavolino di un bar. Eravamo alla ricerca di un soggetto
politico
nuovo. Avevamo pensato però che serviva qualcosa che non
fosse, date anche le
nostre personali caratteristiche e quelle delle persone che ci
frequentano,
immediatamente assoggettata ad un partito esistente. Pensammo di
fondare la sezione
di un partito che ancora non c’era. E il Partito Democratico
ancora non c’era.
Volevamo fare vedere come lo avremmo voluto noi, come volevamo che
nascesse.
Quindi la “Sezione Zero” non nacque tanto come
adesione al PD, ma come
provocazione per dire: noi un partito lo faremmo
così, dal basso, cercando di lavorare sul
fare, con idee ben chiare, con una partecipazione di società
civile elevata,
con la ricerca delle intelligenze migliori che sono disperse nella
società.
Ovviamente, e dico ovviamente perché non posso usare nessun
altro avverbio,
la “Sezione Zero” è naufragata
miseramente, perché il PD è nato su ben altri
presupposti.
Cosa hanno
in
comune chi si è avvicinato a “Civico 32”
e chi si è avvicinato alla
“Sezione Zero”?
Sono persone
espulse e tenute lontano dalla politica ufficiale
perché i giochi politici non riescono a farli, come non
riesco a farli io, se
non in questa lista di “Bologna Città
Libera” che è veramente disinteressata.
Tutte le persone che ho incontrato in questo tragitto sono persone
reiette
dalla politica, nel senso che sono cacciate dalla politica,
perché sono
intelligenti, non eseguono gli ordini di scuderia, non tacciono quando
devono
tacere, non accettano capi che non siano all’altezza. Pensare
è un difetto e
la politica non vuole pensatori.
Sono persone
non
ideologizzate…
Credo
che dentro un’associazione come “Civico
32” ci
possano essere quantomeno tutte le variegate, multicolori espressioni
del
centro sinistra. Dalla sinistra più radicale
all’ala più moderata, ma sono
comunque persone che effettivamente pensano con la loro testa e penso
che siano
anche elettori mobili proprio perché non hanno una
fidelizzazione ideologica a
priori, almeno la maggior parte. La politica oggi non è una
cosa fissa, è una
cosa abbastanza liquida - come direbbe Bauman - e questi sono, secondo
me,
elettori capaci di verificare di volta in volta qual è la
formazione politica
che meglio risponde alle loro esigenze di quel momento. Si spostano
secondo
quello che pensano e non si fanno spostare secondo quello che pensa il
capo
del loro partito, che tra l’altro non hanno.
La sua
adesione
alla lista civica “Bologna Città
Libera”…
La
lista civica alla quale mi sono avvicinato è quella
ideata da Monteventi (consigliere comunale eletto come
indipendente nella
lista del PRC) e Bifo (militante di spicco della sinistra
bolognese, dal ’68 ad oggi) ma alla
quale anch’io ho contribuito fin dal principio.
Bollata subito come una lista della sinistra radicale. In
realtà la parola
sinistra non è neanche stata usata. E’ vero che
alcune delle persone che vi
partecipano hanno una storia di un determinato tipo, però la
lista non ha
questa connotazione. Stiamo facendo un grande sforzo per interpretare
il
futuro, per cercare di capire quali sono le tematiche che bisogna
affrontare
innanzitutto per cercare di evitare i conflitti immani che si
prospettano
all’orizzonte tra la grande massa dei disperati che
emergerà da questa crisi
economica e la ristrettissima casta delle persone che invece da questa
crisi
trarranno ulteriori ricchezze. Cercare quindi di prevedere ed
ammortizzare
questo conflitto è uno degli obiettivi della lista, come un
altro obiettivo è
quello di creare una Bologna energeticamente autosufficiente per
liberarci da
uno smog che ormai è un veleno letale… Questi
sono temi difficili da affrontare,
hanno bisogno di tempi lunghi perché è un lavoro
culturale, bisogna rivedere
le scale dei valori.
Il suo
personale
parere su queste persone che si affacciano oggi alla politica e/o ad un
nuovo
agire sociale…
Li definirei
afflitti da intelligenza, nel senso che è
il loro difetto. Sono tutte persone intelligenti e indipendenti, non
disponibili a vivere il basso profilo che propone mediamente la vita
dei partiti,
ma anche di un certo mondo degli affari, e quindi si ritrovano a
costruirsi
delle piccole nicchie, delle zone di resistenza, che secondo me saranno
anche
i luoghi della rinascita della nostra cultura. Ambiscono ad un mondo
meno
compromesso con gli affari e anche meno ignorante. Sono quasi tutte
persone
con un alto livello culturale: architetti, biologi… e che
quindi difendono
anche le loro nicchie di cultura. Purtroppo, per quello che
è forse il baco
principale della società italiana che non scopre e non
premia i migliori,
questi non trovano in gran parte il loro premio, per cui si
costruiscono i
loro spazi cercando di riconquistare territorio, ma è
un’impresa faticosa
perché i valori dominanti oggi sono principalmente denaro,
potere e benessere
privato… Però secondo me l’aria sta
cambiando.
Cos’è
per lei
l’anarchia?
Non
penso di essere anarchico… c’è un modo
becero di
pensare all’anarchia che è un modo non corretto,
che è: ognuno fa quello che
vuole. Non è questa la definizione che darei. Mi sembra
piuttosto la visione
di una società in cui le persone, raggiungendo una
consapevolezza del proprio
essere e dei propri limiti in relazione alla libertà degli
altri, si
autoregolano. Il problema dell’ideale anarchico, per come io
lo interpreto, è
che al momento è utopico. Non so poi se tanto più
utopico di quello della mia
lista...
Credo
comunque che i grandi sogni siano il vero e unico
motore di ogni conquista. Ed è solo un nuovo grande sogno
collettivo che potrà
generare un futuro migliore. Per questo, in fondo, continuo a preferire
ai
tanti piccoli cultori della realpolitik le persone e le aggregazioni
sociali
che coltivano ideali alti, anche se di complessa realizzazione.
Annalisa
Righi
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