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in Cenerentola>archivio>numero113>teatro tre atti unici di Luigi Pirandello, Dino Buzzati, Eduardo De Filippo, messa in scena della Compagnia Italiana di Prosa, regia di Saverio Soldani interpreti: Saverio Soldani, Mariano Nieddu, Raffaella Tagliabue.
E’ dell’assurdità del cosiddetto reale, di una realtà spacciata per buona per non far inquietare (e magari smettere di lavorare) la gente che parlano questi tre atti unici: uno di Pirandello, nato come novella e poi diventato pièce teatrale, “La Signora Frola e il Signor Ponza suo genero”, 1915; l’altro del non meno grande Dino Buzzati, “L’Aumento”, 1961; poi “L’amicizia” di Eduardo De Filippo, del Dopoguerra, ma scritto in napoletano negli anni Trenta. Come dice Soldani nella sua inusuale presentazione orale, si tratta di far riflettere le persone sulla falsa dicotomia realtà-finzione, dove naturalmente sovvengono le borgesiane Ficciònes. In “La signora Frola”, minicommedia della follia, che poi diventerà, due anni dopo, il “Così è se vi pare”, si parla di pazzia, appunto, dove non si sa se la “pazza” sia la signora Frola, la suocera, oppure il genero Ponza: l’una crede la figlia viva e reclusa dal genero per gelosia, mentre lui ritiene sia morta la prima moglie, appunto figlia della Frola. Dietro, sicuramente, c’è la follia (morì reclusa in manicomio) della signora Pirandello, ma anche e soprattutto il gioco realtà-fantasma, espressamente citato in questo testo, senza bisogno di aspettare Jacques Lacan e analoghe teorizzazioni... L’autore fantastico, e giornalista, Buzzati scrisse non solo romanzi e racconti, ma anche teatro (“Settimo piano”, “La rivolta contro i poveri”, “I suggeritori” etc.). Questo testo, “L’aumento”, del 1961, quindi dell’epoca del boom (solo per pochi, si sa), parla di una moglie che costringe il marito a farsi dare un aumento perché vuole il visone; il marito l’aumento lo chiede e però, causa ristrutturazione, dovrà accontentarsi di una decurtazione di stipendio... In “L’amicizia”, una persona abbastanza anziana, accudita dalla sorella, sembra morire, quando arriva un amico /nemico avvocato... che dalla sorella del morente sarà costretto a impersonare tanti ruoli di persone care. Solo che il finale rovescia ogni situazione attesa... quasi come in un thriller. Oltre la produzione di senso da dimostrare, cosa che riesce molto bene, la compagnia ci mette veramente del buon teatro: regia e messa in scena essenziali, costumi e scenografie ridotti al minimo, ottima mimica e gestualità, proprio da famiglia dell’arte: alla scuola di Soldani, egli stesso sempre impegnato anche come attore, anche Nieddu e la Tagliabue risultano pieni di chances e di risorse teatrali. Eugen Galasso
con e di Gemma Scarponi (dalla tradizione albanese) Nell’ambito di un’ampia programmazione di teatro per bambini (in realtà, come sempre, per tutti coloro che non abbiano perso il diritto a sognare), associato alla tradizione fiabesca e a dei laboratori, curati dalle stesse attrici /pedagogiste, presso la “Libreria Merlino” di Ancona, Gemma Scarponi ha proposto in autoregia uno spettacolo molto semplice, con teatro di figura autocreato. La storia: un principe che s’invaghisce di una principessa, un orco che la rapisce, il principe che la libera... Più facile di così non va, ma è giusto, per quell’età. Movimenti leggeri, ma poi anche duri, quando in scena è l’orco con tutta la sua possanza, che invero è “gigante dai piedi d’argilla”, per dirla con la bellissima similitudine tanto ricorrente anche nell’Antico Testamento. Storia albanese, ma potrebbe essere anche d’altrove, decisamente in linea con quella transculturalità che ricorre sempre: miti e fiabe sono dappertutto portatori di simboli e figurechiave comuni. Non occorre aver letto Dumézil o chi altri per rendersene conto. C’è la baracca, nello spettacolo di Gemma Scarponi, ci sono le figure, che non sono burattini, ci sono ancora le scene, rigorosamente essenziali, c’è soprattutto la pregnanza delle azioni sceniconarrative dell’autrice. La Scarponi, attrice da sempre, ma per anni anche maestra, dottoressa in sociologia, conosce benissimo la condizione psicologica dei bambini in età prescolare (qui prevalentemente coinvolti), e agisce di conseguenza. Bella l’azione scenica, bello il laboratorio, con l’ambiente particolarissimo della libreria, con tanto di libri, librigioco e giochi puri. Aggiungiamo
che chi scrive
temeva che la gente (bambini e mamme) scappasse subito dopo la fine del
breve
spettacolo. Invece no, tutti/e si sono fermati/e per il laboratorio,
partecipandovi
appieno. Il che è veramente una bella cosa.
Eugen
Galasso
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