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La benedizione “ai furbi e agli
orbi” Le classi dirigenti non perdono occasione per far soldi. Tutto può essere utilizzato: la crisi economica, i terremoti, le oscillazioni del prezzo del petrolio… A Roma, nei secoli scorsi, quando il papa impartiva la benedizione
“urbi et orbi” (alla città e al mondo), il popolo romano, che aveva scarsa
dimestichezza con il latino, diceva che stava benedicendo “i furbi e gli
orbi” (gli imbroglioni e quelli che non erano in grado di vedere
l’imbroglio). I governanti dei paesi più potenti non sono da meno: anche loro
stanno benedicendo i furbi, che si sono arricchiti grazie alla
finanza creativa, e gli orbi, cui sono stati rifilati i titoli
tossici: del resto,“ora c’è la crisi, e dobbiamo affrontarla
tutti uniti”… Nei più diversi ambienti
si sente ripetere, da persone che credono di essere originali, che
l’ideogramma cinese che significa “crisi” è composto da due segni: quello
che indica “pericolo” e quello che indica “opportunità”. Non sappiamo se
la cosa sia vera e, in fondo, non ha per noi molta importanza, ciò che è
certo è che le nostre classi dirigenti hanno preso in parola tale
pittoresca affermazione. Le popolazioni delle aree interessate dalla costruzione di grandi
opere sono scettiche? Diamine! C’è la crisi: bisogna avviarle senza
indugio per creare occupazione! E dove ci sono grandi opere, naturalmente,
ci sono anche grandi margini di guadagno.
Peccato che, di occupazione, le grandi opere ne creino ben poca (e
di debito pubblico, tanto). In Abruzzo, all’inizio di aprile, un
disastroso terremoto ha ucciso trecento persone. Un sismologo locale aveva avvertito del pericolo
e, per tutta risposta, gli era arrivata una denuncia dal capo della
protezione civile (una persona che non brilla per
simpatia). Non staremo qui a prendere la parte del sismologo denunciato.
Sappiamo bene che i terremoti non sono prevedibili o, quantomeno, che non
è prevedibile ciò che occorrerebbe sapere: l’ora e il luogo nei quali si
verificheranno. Quello che ci interessa è far notare che, mentre ancora si scavava tra
le macerie, numerosi geologi, molti dei quali avrebbero volentieri testimoniato contro
quell’“imbecille” (così era stato definito il sismologo), si sono
affrettati a chiedere soldi allo stato per approfondire le ricerche da lui
avviate. Ci si può immaginare che cosa accadrà con l’edilizia, quando partirà la ricostruzione…
Anche il fortissimo rialzo del prezzo del petrolio verificatosi
l’estate scorsa, una vera disgrazia per un’economia che dipende all’85%
dall’energia prodotta dai combustibili fossili, aveva subito solleticato
gli appetiti dei potenti: si era infatti già cominciato a parlare, in
barba ai risultati del referendum tenuto vent’anni fa, di costruire
centrali nucleari in Italia. Poco importa che l’energia nucleare sia piuttosto costosa, poco
importa che non sia ancora stato risolto in modo soddisfacente il problema
delle scorie, l’importante sono i grandi appalti, dove poter trovare
grandi margini (e, spesso, grandi
tangenti). Ora, il rallentamento della produzione che ha fatto seguito
alla crisi dei mutui subprime ha avuto come conseguenza il crollo della
domanda e del prezzo del petrolio (ma non di quello dei prodotti,
ovviamente). Tuttavia, dato che il prezzo del petrolio rimane assai più alto
rispetto a dieci anni fa e che, a causa della sua esauribilità, riprenderà
probabilmente ad aumentare, industriali e governanti torneranno presto
alla carica. A noi il compito di dimostrare che non c’è
alternativa al risparmio energetico. Risparmio essenziale per non
sprecare materie prime che saranno necessarie a un mondo ancor più popolato di adesso, per non
ridurre il pianeta a una fogna, per non dipendere da regimi autoritari
(quelli che possiedono
materie prime o quelli che le prelevano con la forza), per non
dover realizzare grandi opere che alimentano le classi dirigenti ivi
comprese le cupole della criminalità
organizzata. E quando parliamo di risparmio energetico non ci riferiamo a quello che ciascuno può mettere in atto nella vita di ogni giorno (che pure è importante), ci riferiamo a quello che si potrebbe ottenere producendo meno oggetti inutili o progettati per rompersi, valorizzando le produzioni locali, disincentivando il trasporto privato, limitando i consumi destinati a pubblicità e confezionamento. (redazionale)
Sicurezza sul lavoro e lotta di classe A volte è colpa di un volantino. Altre volte di una manifestazione.
Spesso di una denuncia sulle falle di sicurezza, soprattutto dove queste
falle devono rimanere nascoste.
Il licenziamento, o almeno la sua minaccia, è uno strumento subdolo
che talvolta le dirigenze aziendali utilizzano per far tacere le voci di
chi osa denunciare situazioni di insicurezza sul luogo di
lavoro.
Tanti i casi italiani negli ultimi anni. Il più noto è forse quello
del macchinista Dante De Angelis, Rls di Trenitalia, licenziato
nell’agosto scorso per aver segnalato la carenza di manutenzione degli
Eurostar. È anche per dimostrare il proprio sostegno a coloro che con
coraggio denunciano le condizioni pericolose in cui versano le aziende,
che Tra le vie di Taranto c’era ad esempio Salvatore Palumbo, ex
delegato sindacale ed operaio alla Fincantieri di Palermo. Da quasi due anni sta portando
avanti una battaglia legale per il reintegro, dopo esser stato licenziato
perché, sostiene l’azienda, colto a pescare nel bacino in orario di
lavoro, ma già da tempo preso di mira per le sue numerose segnalazioni.
Palumbo ha già affrontato quattro tentativi di ricorso ex articolo 700 per
ottenere la riassunzione in fabbrica, senza successo, e ora è impegnato in
una causa civile. Una prima udienza nel gennaio scorso, quindi la seconda
il 5 febbraio: “In quell’occasione mi hanno proposto una transazione di
40mila euro, che sarebbe potuta anche salire, ma io ho rifiutato – spiega
–. Tra l’altro pochi giorni prima alcuni lavoratori della Fincantieri mi
hanno segnalato che un operaio aveva subito un incidente. Io ho parlato di
quell’episodio in un volantino, che il giorno dell’udienza l’avvocato
dell’azienda ha portato davanti al giudice, dicendo: ‘Signor Palumbo, è
così che vuole risolvere i suoi problemi?’. Io continuo semplicemente a
fare il mio lavoro. Non si immagina quanti infortuni o piccoli incidenti
vengano tenuti nascosti”. L’udienza è stata rinviata al 4 giugno, quando
probabilmente l’avvocato di Palumbo, Nadia Spallitta, porterà davanti al
giudice nuovi testimoni. La vicenda di Palumbo e della sua famiglia
(moglie e tre figli) è una di quelle storie capaci di annientare una
persona, oppure di risvegliare nella coscienza l’istinto per andare
avanti. “Quello che non ho mai voluto perdere – conclude l’operaio – è la
mia dignità di lavoratore. Per questo continuerò la mia battaglia. Non
chiedo nient’altro che tornare ad avere il mio posto di lavoro”.
Difficile, ma non impossibile. Almeno così è stato per Donato
Auria, operaio alla Fiat Sata di Melfi, licenziato nell’ottobre 2007
assieme a tre colleghi, Francesco Ferrentino, Michele Passannante e
Vincenzo Miranda, accusati di essere dei “sovversivi”. “Dovevo fare il
secondo turno ed ero ancora a letto – spiega Auria nel blog che ha creato
per condurre la battaglia per il reintegro – alle 6 del mattino qualcuno
bussa alla porta, è Niente da fare invece per i colleghi per cui, come ad Auria, è
stata decisa l’archiviazione nell’indagine su eversione e terrorismo. A
loro si aggiunge anche Tonino Innocenti, licenziato dalla Fiat Sata
addirittura nel 2003. Il provvedimento nei confronti di Francesco
Ferrentino, Rsu della FlmUniti-Cub, viene dichiarato illegittimo, ma il 19
dicembre scatta a suo danno un nuovo licenziamento per via di un volantino
che, secondo l’azienda, contiene dichiarazioni diffamatorie nei confronti
di un capo. Michele Passannante, dopo aver perso il ricorso ex articolo
700, è in attesa della causa di merito. Vincenzo Miranda, invece, quel
ricorso lo vince, ma l’azienda terziarizzata Fiat di cui è dipendente lo
trasferisce in Toscana. A questi si aggiungono anche i licenziamenti di operai che, come Giovanni Chiarello ed Eugenio Scognamiglio dipendenti
Maserati, si battono ogni giorno per la difesa del posto di lavoro. Nel
loro caso l’impegno era stato a favore del rinnovo contrattuale di 112
interinali dell’azienda modenese. E poi la storia di Giolivo Zanotti,
operaio delle Fonderie Officine Pilenga, di Comun Nuovo (Bergamo), che lo
scorso anno ha subito una sospensione di tre giorni per aver denunciato le
condizioni di insicurezza nella fonderia dove lavorano 250
operai. “Per fortuna – spiega Ernesto Palatrasio, dello Slai Cobas di
Taranto, uno degli organizzatori della manifestazione del 18 aprile – i
licenziamenti rimangono circoscritti. Quello che pesa veramente è la
minaccia di lasciare la gente senza lavoro, un’arma per far sì che in
fabbrica si taccia. A questa si aggiungono forme di persecuzione
silenziosa, ostruzionismo sul luogo di lavoro, situazioni di cui spesso
non si viene a sapere nulla. Il vero problema è la poca forza che la
figura del Rappresentante dei Lavoratori per E allora bisogna almeno tirare un sospiro di sollievo per aver
scampato a febbraio gli emendamenti proposti dalla Lega al Testo Unico
varato dall’ultimo governo Prodi. Misure che se approvate avrebbero
privato i lavoratori di aziende con meno di 15 dipendenti della
possibilità di eleggere un Rappresentate dei Lavoratori per
Ilaria Leccardi |
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