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Schermi di pasqua

Clive Owen

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Schermi di pasqua

Come in tutti i periodi di crisi economica, a dominare al botteghino sono i film di pura evasione. Si suppone, probabilmente a ragione, che lo spettatore decida di varcare la soglia del cinema per lasciarsi i problemi alle spalle e vivere un paio d’ore in un altrove allegro e spensierato. A contendersi le frustrazioni del pubblico parecchi titoli. Io & Marley, di David Frankel con Jennifer Aniston e Owen Wilson, conferma la tendenza hollywoodiana di un ritorno delle commedie cinofile, in cui cani, per lo più di grossa taglia, ne combinano di tutti i colori ai loro sprovveduti padroni. Star System. Se non ci sei non esisti, di Robert B. Weide, oltre all’orribile titolo italiano propone il rodato soggetto del “pesce fuor d’acqua”, nello specifico un intellettuale inglese disilluso che odia lo star sClve Owenystem e si ritrova redattore della rivista più alla moda di New York. Disastro a Hollywood, di Barry Levinson, gioca invece con il mondo del cinema prendendo in giro la masochistica vita dell’odierno produttore hollywoodiano e il luna park dell’industria più forte, ma anche più cinica e nevrotica, del mondo. Il cast include il protagonista Robert De Niro oltre a Sean Penn e Bruce Willis nel ruolo di se stessi. Il film ha concluso l’ultimo festival di Cannes e in America ha avuto una distribuzione piuttosto limitata, la qual cosa potrebbe solleticare lo spettatore più curioso, convinto di scoprire qualche scheletro nell’armadio dell’intrattenimento americano. Stando alle recensioni, però, oltre a una piacevole leggerezza il film non va e la riflessione si ferma al sorriso.

Anche l’Italia sfodera la sua commedia pasquale. Pupi Avati, che come Woody Allen scrive e dirige un paio di film a stagione, dopo il riuscito “Il papà di Giovanna” si immerge nuovamente nei ricordi della propria adolescenza bolognese. Questa volta il suo occhio nostalgico esplora la fauna da bar insieme a Diego Abatantuono, Laura Chiatti, Luigi Lo Cascio e Neri Marcorè in Gli amici del Bar Margherita. Non può poi mancare il cartone animato delle feste. Ad affiancare la favola gentile di Hayao Miyazaki Ponyo sulla scogliera, uscito a fine marzo, c’è il colosso Dreamworks Mostri contro alieni di Rob Letterman e Conrad Vernon. La trama vede un gruppo di ex-umani tramutati in mostri chiamati a combattere le forze aliene per salvare il mondo da una distruzione totale. Ad attrarre grandi e piccini, oltre a una gigantesca macchina promozionale, anche la possibilità di gustare il film in 3D, con gli appositi occhialini, nelle sale attrezzate.

Per chi ai toni leggeri chiede anche di non dimenticare la mestizia del presente, ma piuttosto di affrontarla con arguzia, si consiglia invece Louise Michel dei francesi Gustave de Kervern e Benoît Delépine. Sempre di commedia si tratta, ma il buonumore si tinge di nero. Un mattino, infatti, le operaie di una fabbrica nella regione francese della Picardia hanno una brutta sorpresa: macchinari, uffici, tutto è stato sgombrato durante la notte; la direzione è scomparsa, con la complicità di una repentina nuova gestione. Alla disillusione totale segue una pronta reazione quando la rappresentante sindacale annuncia che a ogni lavoratrice, dopo quarant’anni di lavoro, spettano solo duemila euro. L’intraprendente gruppo decide all’unanimità di impiegare il denaro per assumere un sicario. L’obiettivo diventa uccidere il vecchio capo. Oltre alla cornice più che mai attuale, a suscitare interesse sono anche alcune dichiarazioni dei registi: “Volevamo un western sociale, in cui i buoni più buoni potessero diventare cattivi, e dove i cattivi fossero degli irriducibili criminali” – “Non è poi così difficile creare dei movimenti di macchina o degli effetti molto belli: quello che è difficile è riuscire a non arrendersi a metodi ormai pigri, alla tecnologia e ai cliché” - “Louise Michel è un film sull’anarchia. Non potevamo dirigere un film sull’anarchia usando la tecnica che si userebbe per uno spot pubblicitario. La forza dei nostri film è l’umanità” – “Oggi, quando vediamo un film, a volte abbiamo la sensazione di essere degli extraterrestri. Un film anarchico è un film che rispetta la vita, quindi non può consistere soltanto in tremila inquadrature, tutte con la camera puntata in direzioni diverse…”.

Per chi non sopporta le risate, grasse o a denti stretti, e di sorridere proprio non ne vuole sapere, il mese di aprile offre anche virate thriller (Julia Roberts e Clive Owen spie rivali in Duplicity), melodrammi (La vita segreta delle api, dall’omonimo romanzo di Sue Monk Kidd ambientato nella Carolina del Sud del 1964), inchieste (Fortapàsc, di Marco Risi, che ripercorre gli ultimi quattro mesi di vita di Giancarlo Siani, l’unico giornalista ucciso dalla camorra), biografie (L’argentino, di Steven Soderbergh, prima parte della storia di Ernesto Guevara) e il dark (Franklyn, di Gerald McMorrow, in cui dalla traiettoria di un proiettile dipende il destino di quattro personaggi).

Ancora una volta, quindi, l’invito è di scegliere il film che più si adatta al proprio stato d’animo vincendo ogni pigrizia ed esitazione. L’importante è abbandonare il divano, spegnere la televisione, scagliare il telecomando il più lontano possibile e… accendere lo schermo del cinema.

Luca Baroncini

 

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