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in Cenerentola>archivio>numero110>libri
E’ appena uscito, edito da “Zero in condotta” il libro “Attilio Sassi detto Bestione. Autobiografia di un sindacalista libertario (1876-1957)”, di Tomaso Marabini, Giorgio Sacchetti e Roberto Zani. E’ molto bello. Certo, come si suol dire, “ci vuole l’amatore”. Non tutti muoiono dalla voglia di leggere le pagine scritte di proprio pugno, in un italiano piuttosto incerto, dall’anziano sindacalista anarchico (che le consegnò a Gaetano e Giovanna Gervasio dicendo: “Datele da pubblicare, quando non ci sarò più, a compagni sicuri”). E non tutti avranno la pazienza di leggere le settanta note attraverso le quali i curatori completano il racconto. Ma l’emozione di apprendere direttamente da un protagonista come nacque il movimento socialista (del quale il padre di Attilio fu uno dei primi militanti), quali lotte dovettero portare avanti i primi sindacalisti, quali sacrifici dovettero fare, è enorme. Sassi racconta poi la sua esperienza di emigrante in Brasile, ed il suo scritto ci fa capire molto di cosa pensavano e come agivano questi pionieri (del socialismo e non solo di quello), il suo ritorno in Italia, la nascita dell’Unione Sindacale Italiana (della quale fu militante di spicco), la penetrazione dell’interventismo all’interno della sinistra. Poi, il primo dopoguerra; le lotte dei minatori del Valdarno che, sotto la sua guida, e contemporaneamente ai cavatori di Carrara, ottennero la giornata lavorativa di sei ore e mezza; i fatti insurrezionali per i quali fu condannato a sedici anni di carcere. Ma l’autobiografia del nostro è solo una piccola parte del libro. Ad essa segue un saggio di Marabini e Zani su “Attilio Sassi e l’Emilia-Romagna. Giovinezza, attivismo, partenze e ritorni (1876 -1917)”. Si tratta di un lavoro accurato, nel quale gli autori riscrivono, praticamente, la stessa storia narrata dal sindacalista, ricostruendone anche il contesto (o, meglio, i contesti), sulla base di un’impressionante mole di documenti: un saggio da far invidia a molti docenti universitari, e una miniera (dato l’argomento, è il caso di dirlo) di spunti per studi successivi. Vi è poi un’interessante intervista a Edera Sassi e Cesare Cremonini, rispettivamente figlia e nipote di Attilio e, a conclusione del volume, una selezione delle poesie da lui scritte fra gli anni Venti e gli anni Cinquanta. Bruttine, per la verità, ma estremamente utili per comprendere il personaggio. Particolarmente commovente quella con cui, nel 1922, “dalle carceri delle Murate di Firenze”, esorta i figli a studiare per dotarsi di quegli strumenti culturali che a lui la sorte aveva negato; particolarmente significativa quella in cui, nel 1953, quando era segretario nazionale di minatori e cavatori in una CGIL dominata dagli stalinisti, si scaglia contro ogni dittatura, comprese quelle sedicenti “del proletariato”. Non è ancora finita: nel CD allegato al libro è contenuta la trascrizione degli interventi di Attilio Sassi nei Comitati Direttivi della CGIL, dal 1945 al 1954 (reperiti presso l’Archivio storico nazionale della CGIL). La preziosa documentazione, supportata da note esplicative e di commento redatte da Giorgio Sacchetti, evidenzia le battaglie di minoranza e il ruolo di dirigente di Sassi, insieme agli intendimenti della storica corrente classista e libertaria, fautrice dell’autonomia del movimento operaio. Praticamente, un altro libro allegato al libro. In casi come questo, di solito, il recensore, per levarsi d’impaccio, si limita a dire che il testo “meriterebbe una recensione a parte”: effettivamente la merita, e non mancherò di scriverla, in un prossimo numero di Cenerentola. Luciano Nicolini |
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