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PaviainserieA: da collettore di energie cittadine a reticolo globale di solidarietà |
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| Milano,
18
novembre ore 12,30 sotto lo sguardo di Leonardo da
Vinci, appuntamento con Marco Gastoni (Gasto) e
Filippo
Cambieri (Pippo). Due dei soci fondatori (una
quindicina) dell’Associazione PaviainserieA, Filippo
attualmente
ne è anche
presidente.
PaviainserieA, si scrive senza soluzione di continuità e si legge tuttodunfiato fino alla A. A: autonomia, autogestione, autodeterminazione, autogoverno, associazione, assemblea, aiuto. L’associazione nasce dal desiderio e con lo scopo di offrire l’opportunità, attraverso interventi di solidarietà sociale e culturale, di un posto dignitoso e rispettabile a coloro che si sono sempre trovati in posizioni disagiate. Come dire: permettere a chi non è in Serie A di arrivarci. La sensibilità libertaria e la capacità di gestire e creare relazioni tra le diverse associazioni, ed anche con le istituzioni, hanno permesso di raggiungere e sostenere più individui. Cerchiamo allora di capire come questo sia potuto apparire. Da chi è composta e qual è l’anima dell’associazione? G.: “I soci dell’associazione hanno una sensibilità libertaria, un’etica e una cultura che rispecchia l’ideale libertario. Poi ci sono alcuni che sono anarchici convinti e che fanno attività politica all’interno del movimento, quindi hanno un ruolo definito come anarchici. Ci sono altri invece che fanno attività politica e non si definiscono anarchici in senso stretto. Altri ancora hanno una sensibilità politica meno marcata e sono più portati ad attività culturali che ad attività politiche. Comunque, la sensibilità politica dell’associazione è ispirata dalla libertà, dal fatto di non avere legami con i partiti. C’è una riluttanza alla politica di schieramento che, soprattutto a livello locale, ci ha sempre fatto vivere come coscienza critica”. F.: “Amiamo definirci collettore di energie cittadine. Ci sono altri gruppi a Pavia che si occupano di diffondere determinate realtà sociali e culturali; il fatto però che spesso siano vicine a schieramenti più o meno politico-amministrativi crea una forte dispersione. Allora, come collettore di energie, mettiamo in relazione le varie associazioni con le quali vogliamo collaborare. Ad esempio, con il festival che organizziamo tutti gli anni a giugno, praticamente ci impegniamo, come associazione, ad organizzare l’evento dando libero spazio alle altre realtà in modo tale che possano presentare i loro progetti sociali e culturali, soprattutto sociali, si ambisce sempre a quello”. Quindi voi create, sostanzialmente, una rete di relazioni? F. “Esatto, diamo possibilità ad altre realtà di poter crescere grazie ai finanziamenti che siamo riusciti a raccogliere durante le manifestazioni e soprattutto al grado di visibilità che questi eventi offrono per farci conoscere dalla cittadinanza”. Quali sono gli eventi che organizzate? F.: “Il principale evento che organizziamo è UpPavia (Su Pavia) che ha una cadenza periodica, tutti gli anni a giugno, per una settimana. Una manifestazione che coniuga attività culturali e attività sociali: concerti musicali, performance teatrali, esposizioni di artisti, pittori, scultori. Solitamente cerchiamo di collegare gruppi emergenti locali e, negli ultimi anni, anche gruppi più affermati. Musica di cantautori o di gruppi legati ad un circuito indipendente. Spaziamo dal jazz, al rock, al blues, alla musica classica …” Quali sono state le motivazioni, o la motivazione, che hanno portato alla costituzione dell’Associazione? G: “C’è una storiella sulla città di Pavia che mi raccontava mio nonno in dialetto: Pavia nel dopoguerra, avendo vinto un campionato di serie B, avrebbe potuto iscrivere la squadra di calcio alla Serie A dell’epoca. Solo che, sia il proprietario che i finanziatori pavesi si tirarono indietro, pensarono: il Pavia in Serie A? Scherziamo? Non esiste! Quindi, PaviainserieA era un modo, un po’ provocatorio, per dire: svegliamoci e cerchiamo anche noi di contribuire ad una crescita; arrivare nella Serie A delle città italiane. Tra l’altro Pavia se lo merita. Ricordiamoci che a Pavia c’è un’università che è una delle più antiche del mondo, è una città dove c’è stato lo sciopero del fumo contro gli austriaci, c’erano ottanta pavesi tra i mille. Quindi, mi immaginavo quella Pavia che era socialmente e culturalmente molto importante e la confrontavo con quella che vivevo. Questa storiella di mio nonno mi è rimasta impressa, e poi c’era anche una canzone in dialetto di un gruppo locale: qualcuno aveva sognato che la squadra di calcio era salita in Serie A, quando noi siamo tipicamente una squadra da C2 o da Serie D. Questo è il ragionamento che ha portato al nome, che suona un po’ calcistico ma è una metafora per dare uno stimolo a migliorare”. Quindi, come dire, una motivazione di riscatto - culturale e sociale – rimossa, dimenticata, assopita… G.: “Riscatto è la parola giusta. Nel senso che abbiamo cercato di superare l’aspetto di lamentele e di denuncie su cose che non andavano bene, proponendo, con l’associazione progetti veri e propri; abbiamo cercato di rimediare. Questa cosa per noi è stata importante anche come gruppo, perché il nucleo originario era di persone molto legate tra loro: questo, forse, è anche un po’ il limite dell’associazione, perché non ha favorito il ricambio generazionale”. Però questo limite, se è un limite, di forte legame e quindi di condivisione di idee e progetti che a volte può immobilizzare, è stato poi superato dalla vostra strategia del collettore di energie per creare contatti con altre realtà, associazioni e gruppi che hanno il vostro stesso comune denominatore … F.: “Sì, questo è verissimo e si aggancia alla Coordinadora, che è un gruppo di Associazioni, un luogo di incontro libertario”. G.: “ La Coordinadora è nata nel 2004 /2005 ed è la possibilità di allargarsi coprendo un’esigenza importante che c’era in Italia relativamente al supporto di progetti di solidarietà internazionale. Soprattutto nel Messico, in Chiapas, particolarmente verso gli zapatisti. Parlandone con tanti compagni a livello nazionale, è sorta l’esigenza di cominciare ad avere un’identità collettiva, questo per motivazioni pratiche e pragmatiche, ovvero: coordinare interventi in loco e crescere in Italia; confrontare le esperienze fatte sia là che qua, e dall’altra parte anche uscire nei confronti dei non anarchici, dei non libertari, dando così una forte visibilità a ciò che gli anarchici e i libertari fanno di bello e di concreto nel supporto internazionale”.F.: “Le altre associazioni locali invece, per cui abbiamo fatto da collettore di energie cittadine, sono associazioni di vario stampo, più o meno legate ad ambiti sociali, culturali e politici. Per esempio, ultimamente abbiamo stretto sempre più rapporti con il Centro Sociale di Pavia il “Barattolo” e con il gruppo “Co.R.S.A.Ri” (Comitato per il Recupero Sociale delle Aree Riciclabili). Inoltre abbiamo aderito, insieme ai “Co.R.S.A.Ri”, a “Ciclofficina” (per promuovere la tecnica e la cultura ciclistica), ad un gruppo che si chiama “Gnufunk” e all’ “Associazione Babele” ad una convenzione col Comune; la struttura nella quale si trova il Centro Sociale è comunale e così, adesso, siamo a tutti gli effetti assegnatari di questo spazio e delle attività che vi vengono svolte. Negli anni abbiamo sostenuto e collaborato con l’ANFFAS, Amnesty International, l’ UNICEF. Quando avete fondato PaviainserieA? G.: “Noi siamo nati come associazione nel ’99, però avevamo iniziato già da prima a fare certe attività, solo che non eravamo formalmente un’associazione. Questo è interessante perché spesso i gruppi di ispirazione libertaria e anarchica non si danno una forma associativa strutturata e sovente non cercano il rapporto ufficiale con le associazioni, cosa che invece noi, strategicamente, abbiamo deciso di fare sempre”. Qual è il vostro rapporto con la politica? G. “Il nostro rapporto con la politica è molto semplice: noi non chiediamo contributi, noi pretendiamo contributi. Nel senso, il Comune è la collettività e gestisce del denaro. Noi facciamo un’attività che è benefica per la collettività. Riteniamo di avere i requisiti di trasparenza necessari proprio perché siamo un’associazione ufficiale, con dei bilanci ufficiali, con la massima trasparenza, con persone ben identificate che hanno una responsabilità legale. Quindi, riteniamo di avere il titolo, come spesso abbiamo fatto, di prendere lo stivale e buttarlo sul tavolo dei governanti della città, senza per questo avere rapporti di supporto reciproco, ma solo per una questione burocratica. Devo dire che non saremmo mai riusciti a fare eventi per migliaia di persone, come l’autogestione del Castello Visconteo di Pavia, se non avessimo chiesto e ottenuto - a volte anche con manifestazioni, cortei, rapporti dialettici, epistolari anche con la stampa - il Comune come controparte, quasi obbligatoria, delle nostre attività. Noi abbiamo scelto di far questo. Riconosco che può essere pericoloso, non ritengo che la nostra strategia sia migliore o peggiore. Io, che sono anarchico dichiarato, non ho mai opposto resistenza alle scelte, anzi spesso le ho promosse e supportate, perché ritengo che dobbiamo obbligare le nostre controparti istituzionali a riconoscerci, non possiamo vivere nell’ombra sperando che un giorno arriverà la rivoluzione. Dobbiamo prenderci anche delle responsabilità pubbliche in una società, che non è quella che evidentemente noi vogliamo, che è strutturata su certe linee che non sono decise da noi, ma delle quali in un qualche modo dobbiamo tenere conto. Anche da questo punto di vista abbiamo fatto delle scelte e ottenuto dei risultati importanti”. Oltre alla manifestazione UpPavia, che periodicamente si tiene a giugno, vi sono altre iniziative, progetti? F.: “Affiancano il festival UpPavia altre iniziative rivolte alla riflessione su aspetti sociali e politici come lo zapatismo, la disabilità o l’antifascismo o culturali come la musica. Per esempio nell’ultimo anno è stato finanziato il progetto “Vita Indipendente”, per far in modo che chi ha problemi di handicap possa venir assistito in casa, secondo una filosofia di fondo libertaria. Quindi non appoggiarsi a strutture calate dall’alto, ma assistiti da infermieri, assistenti sociali, psicologi, all’interno della propria struttura famigliare. In sostanza assistiti da chi vuole la persona. E così, anche in questo caso, siamo stati collettore di energie perché abbiamo messo insieme e coordinato le informazioni che arrivavano dalle varie associazioni”. I progetti precedenti? F.: “Andando a ritroso. L’anno prima un progetto in Chiapas, per diffondere e sostenere l’istruzione e la sanità, progetto ONEAI (Organizzazione della Nuova Educazione Autonoma Indigena). Ed anche qui siamo stati collettori perché abbiamo fatto in modo che il Comune di Pavia realizzasse un gemellaggio con il Municipio Autonomo 1° de Enero. Il Chiapas è stato un impegno che si è sviluppato per due /tre anni. Prima ancora è stato il progetto per il Coordinamento Pavese per i Diritti dell’ Handicap; poi l’Associazione per Fare un Albero che si occupa di bambini, figli di famiglie con problematiche sociali di varia natura; il primo in assoluto è stato con l’ANFFAS legato a progetti locali”. I progetti futuri? F.: “Continuare il discorso in Chiapas e allargare la distribuzione del caffè Durito che noi, come Coordinadora, importiamo direttamente dal Chiapas con un commercio equosolidale”. G.: “Un aspetto importante è che Durito è un caffè libertario dalla produzione alla distribuzione. Tutte le fasi della lavorazione vengono gestite il più possibile da compagni. Il caffè è coltivato da contadini zapatisti in territori liberati dal governo statale, poi viene trasferito ad Amburgo e viene gestito nel trasporto e nella lavorazione da parte dei compagni di una cooperativa legata al sindacato anarcosindacalista tedesco. Viene poi spedito in Italia e distribuito dalla Coordinadora attraverso i gruppi locali che sono o libertari o anarchici o entrambi. In tutto questo percorso vengono reinvestiti tutti gli utili a favore delle Comunità”. Cos’è per voi l’anarchia? F.: “Non sono anarchico, sono di cultura libertaria, per me è sensibilità sociale, impegno civico nel rispetto e nel divertimento inteso come convivialità”. G.: “L’anarchia è l’aria che respiro, è la sfida più grande. E’ libertà coniugata alla responsabilità”. Gasto e Pippo : “La nostra solidarietà ai compagni contro lo sgombero di Libera [Marzaglia (Mo), 8 agosto 2008] e ai nostri compagni aggrediti a Pavia dai fascisti”
Annalisa Righi Per informazioni e approfondimenti : www.paviainseriea.it |
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