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in Cenerentola>archivio>numero108>attualità
L'onda studentesca non si arresta I giovani non si lasciano intimidire: sembrano decisi a fare sul serio. La lotta continua… Scrivevamo, sullo scorso numero di Cenerentola, che in Italia “qualcosa, a sinistra, comincia a muoversi, anche se disordinatamente e con idee confuse”. Alludevamo al successo della manifestazione nazionale antirazzista che si è svolta a Roma il 4 ottobre; alla buona riuscita di quella effettuata, sempre a Roma, l’11 ottobre da ciò che resta dei partiti comunisti; allo sciopero generale indetto per il 17 dello stesso mese da Cub, Sdl e Confederazione Cobas, riuscito anche, e soprattutto, grazie alla massiccia partecipazione del mondo della scuola. Ma c’è di più: gli studenti, dribblando intelligentemente le provocazioni, hanno proseguito la loro lotta contro i provvedimenti varati dalla Gelmini. Hanno trasformato lo sciopero della scuola del 30 ottobre in una grande giornata di mobilitazione studentesca, e altrettanto hanno fatto con quello dell’università proclamato per il 14 novembre. Nei giorni successivi (15 e 16) si sono riuniti a Roma per elaborare le loro proposte. Dal dibattito sono scaturiti documenti interessanti, soprattutto se si considera la complessità degli argomenti affrontati e la difficoltà di arrivare a conclusioni quando, a discutere, si è in più di mille persone. Ora si attende (mica tanto, però: tutti i giorni si susseguono iniziative) lo sciopero generale del 12 dicembre. Una data che noi libertari non possiamo dimenticare (l’anniversario della strage di Piazza Fontana), una data che deve essere di monito per il nuovo movimento: forti dell’esperienza del passato, occorre saper riconoscere e disinnescare ogni provocazione. Il numero di Cenerentola di questo mese risente di tale clima, e non è un caso che abbiamo dedicato quasi sei pagine alla scuola. Oltre a questo, infatti, pubblichiamo: (alle pagine 5 e 6) un articolo di Guido Barroero dell’USI Liguria che ci è sembrato (forse perché più distaccato) particolarmente lucido; a pagina sette una “precisazione” di LettereInMovimento (forse il collettivo universitario più attivo nella realtà modenese), che mostra con quale competenza gli studenti abbiano saputo respingere un maldestro attacco di un giornale locale; alle pagine 10 e 11 l’introduzione ai documenti prodotti da “L’onda” nel corso dell’assemblea di Roma. Questi ultimi, che per ragioni di spazio non abbiamo potuto pubblicare, contengono proposte interessanti, in particolare: l’abolizione del sistema del 3+2 (laurea triennale + laurea specialistica) così come del sistema dei crediti (il percorso di studi è stato recentemente trasformato in uno strano gioco a punti che poco ha a che vedere con una formazione di alto livello scientifico); critica alla parcellizzazione degli esami; abolizione dei blocchi all’accesso all’università; abolizione della frequenza obbligatoria; revisione dei piani di studio. Per quanto riguarda l’abolizione del 3 + 2, mi sembra una proposta fondata ma discutibile: fondata perché appare forzata la creazione di due diversi livelli di laurea, discutibile in quanto non è male che esista la possibilità di conseguire un titolo di studio prima del completamento dei cinque anni. In realtà, nella maggior parte dei casi, sarebbe sufficiente, se preceduto da una buona scuola secondaria, un unico corso di laurea di durata triennale. Condivisibili l’abolizione del sistema dei crediti, il tendenziale riaccorpamento degli esami, l’abolizione del numero chiuso e della frequenza obbligatoria. Fondamentale la questione della revisione dei piani di studio che dovrebbe essere attuata, a mio parere, non solo al fine di garantire libertà di scelta allo studente, ma anche al fine di rendere le lauree maggiormente professionalizzanti: troppo spesso, nel predisporre i piani di studio, non si tiene conto del fatto che l’università deve anche fornire gli elementi necessari all’esercizio di una professione… Altrettanto fondamentale, visto che per avere buoni insegnamenti occorrono, per prima cosa, buoni docenti, è il problema del loro reclutamento: problema sul quale gli studenti non si sono ancora pronunciati con la necessaria chiarezza. La mia opinione in merito è nota: occorre sostituire il sistema dei concorsi con pubbliche graduatorie. Qui sarebbe opportuno un sistema basato su punteggi! Luciano Nicolini Era da molto tempo che non si udivano commenti così appassionati a proposito di una campagna elettorale americana L’elezione di Barak Obama alla presidenza degli Stati Uniti ha destato un’enorme emozione, sia all’interno degli Usa, sia in altre nazioni. Si parla di una nuova epoca, di una svolta storica, della rinascita del sogno americano. Perché tutta questa enfasi? Per trovare il motivo di questa eccitazione, occorre considerare che l’elezione di Obama avviene in un contesto molto particolare. Oggi la principale potenza planetaria si trova alle prese con una crisi economica paragonabile, per dimensioni, a quella degli anni ’30 del secolo scorso. Inoltre gli Stati Uniti sono impelagati in una guerra i cui due fronti più importanti (Afghanistan e Iraq) li vedono in gravi difficoltà. Gli equilibri geopolitici sono incrinati dall’affermarsi economico e politico della Cina e dai tentativi di rinascita imperiale della Russia. Anche i popoli islamici, una rilevante quota dell’umanità, sono come un pericoloso calderone in ebollizione percorso da fermenti religiosi anti-occidentali. Insomma il pianeta mostra segni di grande instabilità. In tale contesto, non deve sorprendere che l’emergere di una figura “nuova”, un candidato giovane, con idee innovative (quantomeno rispetto agli ultimi otto anni di presidenza Bush), che porta fin nel colore della pelle qualcosa di mai visto prima, abbia infiammato l’opinione pubblica di mezzo mondo. Può Obama fare la differenza? Sì e no. No perché, come la nostra razionalità libertaria ci insegna, una persona non è in grado di cambiare il mondo e, soprattutto, perché i veri progressi sociali nascono dall’auto-organizzazione dal basso, non dai decreti emanati dai governi. Inoltre gli strumenti che il nuovo presidente avrà a disposizione saranno limitati. Il bilancio pubblico americano è duramente provato dagli impegni assunti per salvare il sistema finanziario di quel paese. Per trovare fondi da destinare a sanità, istruzione, sostegno ai poveri, ambiente, Obama dovrebbe riuscire nella difficile impresa di sottrarre risorse alle spese militari. E questa non è mai un’operazione facile, per nessuno. Però, in un certo senso, Obama potrebbe anche fare la differenza. La campagna elettorale in cui ha trionfato ha mobilitato migliaia di persone, stanche e disilluse dalle guerre di Bush e dalle speculazioni finanziarie che hanno messo in ginocchio molte famiglie americane. La partecipazione alle votazioni è stata tra le più alte mai registrate in America. È possibile che la crisi economica abbia svegliato la classe media, formata in definitiva da lavoratori, che adesso teme di vedere drasticamente ridimensionato il proprio tenore di vita? Sarebbe un fatto nuovo, soprattutto se paragonato alla situazione italiana dove, tra le masse, rischia di prevalere una paura irrazionale con la conseguente richiesta di (o acquiescenza a) un maggior autoritarismo. Negli Stati Uniti, come testimonia anche la proposta di un aumento del peso fiscale per i ricchi, i germi del cambiamento e la richiesta di una società più equa non sono solo negli impegni presi dal futuro presidente, ma sembrano diffusi in una quota non irrilevante di cittadini. È un terreno su cui le organizzazioni libertarie (dai sindacati ai gruppi di opinione) possono profittevolmente lavorare. Cosa potrebbe cambiare per il resto del mondo? Anche in questo caso, occorrerà vedere se il presidente Obama manterrà le promesse fatte dal candidato Obama. Il ritiro dall’Iraq sarà uno dei primi test su cui verificare la sua credibilità. Un nuovo auspicabile approccio alle relazioni internazionali, più disponibile al dialogo, così come l’impegno sul fronte ambientale, costituirebbero quella rottura della continuità con Bush che Obama ha insistentemente dichiarato di voler realizzare. Insomma, se effettivamente la democrazia americana ricevesse una iniezione di nuova vitalità ne deriverebbero positive conseguenze. D’altra parte, i modelli sociali “alternativi” che il potere oggi offre sono l’autoritarismo oligarchico russo, la soffocante dittatura “comunista” cinese e il claustrofobico fondamentalismo islamico. Per non parlare di sistemi ancora peggiori. Probabilmente sono ancora le società democratiche di tipo occidentale, con tutte le loro mistificazioni che ben conosciamo, che lasciano comunque più spazi a chi vuole costruire un mondo migliore. Toni Iero
Chiaiano è un quartiere al confine tra i comuni di Napoli e Marano, una zona densamente abitata nelle cui vicinanze sono collocati diversi grandi ospedali, tanto è vero che chi ci vuole arrivare tramite la tangenziale deve imboccare l’uscita “zona ospedaliera”. Comprende ancora un po’ di vegetazione sfuggita all’espansione edilizia, c’è un bosco di castagni con borghi contadini ed aree agricole, ci sono numerose cave, sfruttate in passato per l’estrazione del tufo giallo, molto utilizzato nell’edilizia napoletana. La guida del Touring Club Italiano “Napoli e dintorni” riporta la località Selva di Chiaiano con l’asterisco. Nella legenda è scritto: «l’asterisco* è posto accanto alle cose nel loro genere rilevanti o comunque di speciale interesse». Il territorio napoletano è stato martoriato da discariche abusive e legali non a norma per decenni, dove sono stati seppelliti interi camion di rifiuti pericolosi; discariche poi chiuse dalla magistratura e non dalle proteste della popolazione. Casomai possiamo rallegrarci e dire: “Finalmente i Napoletani si ribellano!” La selva di Chiaiano, con il decreto Legge n. 90 del 23 maggio 2008 è diventata area di interesse strategico; polizia e militari la sorvegliano giorno e notte per impedirne l’accesso. Non hanno permesso l’ingresso nella cava, né ai cittadini, né ai tecnici di fiducia del comune di Marano. Addirittura, durante la manifestazione del 27 settembre, sono stati manganellati coloro che hanno provato ad avvicinarsi. Da diversi mesi, le ditte che si sono susseguite lavorano per la costruzione della discarica; l’ARPAC (Agenzia Regionale Protezione Ambientale Campania) ha fatto i carotaggi e le analisi per accertare la presenza di sostanze tossiche (e non ne ha trovate, a parte piombo e antimonio perché la cava era un poligono di tiro). Ma l’ultima settimana di ottobre, un contadino, insospettito dal via vai di camion, insieme al comitato che si è costituito per opporsi allo sversatoio di rifiuti, ha trovato un punto di osservazione e filmato ciò che accadeva nella cava: militari dotati di maschere antigas hanno costruito una vasca di circa 800 metri quadrati dove seppellivano rifiuti evidentemente pericolosi. I cittadini di Chiaiano pensavano (e pensano tuttora, con disgusto), che tale compito spettasse agli enti (come l’ARPAC, per esempio) o agli organi istituzionali preposti alla salvaguardia del territorio (come il Corpo Forestale o perfino l’Esercito, per esempio)! Soprattutto, ai cittadini di Chiaiano e Marano che protestano è stato assicurato più volte, nelle più diverse occasioni, dallo stesso generale Giannini, dal sottosegretario Bertolaso e dall’attuale presidente del consiglio dei ministri, Berlusconi, che la cava del Poligono (destinata a discarica da questo Governo, con l’entusiastico quanto riprovevole sostegno del governatore della Campania Antonio Bassolino e del sindaco di Napoli Iervolino, i più colpevoli di tutti per non aver saputo evitare o contrastare lo scempio del territorio e, in generale, per la loro ingiustificabile negligenza in merito al problema dell’emergenza rifiuti nella nostra Regione) fosse idonea ad essere trasformata in discarica. Per nostra tutela sono stati eseguiti da “insigni esperti” carotaggi, ampiamente pubblicizzati da tutti i media, dai quali è emerso solamente inquinamento da piombo ed antimonio, spiegabile con il fatto che la cava in questione avesse ospitato un poligono di tiro, dove si esercitavano assiduamente anche agenti della Polizia di Stato e militari ...” Il 29 ottobre, il comitato ha fatto un esposto in procura, a cui è seguita un’ispezione nella cava da parte del pm Antonio d’Alessio, titolare del fascicolo della bonifica dell’area. Il procuratore Lepore ha poi riferito che, oltre alla vasca che si vede nel filmato, ce ne sono altre che contengono amianto ed altri rifiuti speciali. L’amianto richiede una particolare trattamento, non può essere rimosso con camion e pale meccaniche, ma va gestito da ditte specializzate con tecniche complesse. E Lepore ha poi avanzata l’ipotesi, su spiegazione del Commissariato, che si è trattato di un sito di trasferenza, ma ha convinto poco i cittadini, sempre più preoccupati di quanto sta accadendo al riparo da sguardi indiscreti. |
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