Schermi di fine estate
L’estate
2008 sarà ricordata, a livello cinematografico, per il primo effettivo
tentativo di allungare la stagione non puntando solo sulle anteprime, ma
facendo uscire con regolarità film nuovi ogni fine settimana. L’esperimento è
stato premiato solo in parte dal pubblico, confermando il buon andamento di
quei titoli che sarebbero andati bene comunque (Il cavaliere oscuro su tutti, anche se la risposta italiana è stata
sottotono rispetto a quella di altri paesi, a dimostrazione che i supereroi
stanno cominciando a stancare) e i pessimi risultati dei tanti film mediocri
che in altre stagioni, probabilmente, non avrebbero trovato spazio. La totale
assenza del cinema d’essai e la scarsa rappresentanza italiana (gli incassi di Un’estate al mare sono stati discreti
ma non ottimi, comunque inferiori alle attese) non sono quindi riuscite a
colmare la distanza tra i blockbuster e il nulla. Mentre nelle sale imperversa
il kolossal Le Cronache di Narnia: il
Principe Caspian, tralasciando i film di cui tutti parleranno perché
ampiamente pubblicizzati e quelli che passeranno al Festival di Venezia (perché
nel prossimo numero ci sarà un articolo interamente dedicato all’evento),
proviamo a scoprire cosa altro ci riserverà dal punto di vista cinematografico
l’autunno incombente.
Il
primo dato che salta all’occhio è l’uscita di alcuni titoli importanti
presentati al festival di Cannes. La domanda è: perché non tentare la strada
estiva e preferire la sovrapposizione con i tanti film reduci da Venezia? Le
scelte della distribuzione, come più volte abbiamo avuto modo di sottolineare,
si confermano un mistero difficilmente sondabile. Sta di fatto che arriveranno
nelle sale sia Il silenzio di Lorna
(19 settembre) che La classe – Entre Les
Murs (10 ottobre). Il primo è l’ultima fatica dei fratelli Dardenne, premiato
a Cannes per la sceneggiatura, incentrato sul matrimonio di facciata che una
giovane albanese contrae per riuscire ad aprire uno snack bar a Liegi, in
Belgio, insieme al fidanzato. Vite ai margini, la religione del denaro, uno
sfondo urbano poco rassicurante: è il cinema dei celebrati fratelli belgi,
questa volta, però, con una macchina da presa meno mobile del solito e
l’introduzione del formato 35
mm (rispetto al più televisivo 16 mm delle loro opere precedenti).
Il secondo è invece il film che ha conquistato la giuria presieduta da Sean
Penn vincendo l’ambita Palma d’Oro. Il regista Laurent Cantet (suoi, tra gli
altri, “Risorse umane”, “A tempo pieno” e “Verso il Sud”) affronta la vita
quotidiana di un’aula scolastica, riprendendo con uno stile molto vicino al
documentario le difficoltà di chi insegna e di chi studia. La particolarità è
che il protagonista è François Bégaudeau, reale professore di lettere autore
del best seller da cui Cantet ha tratto lo spunto per il film. Restando al cinema
d’oltralpe, è grande la curiosità per Bienvenue
Chez Les Ch'tis (3 ottobre) vero e proprio caso della stagione precedente
in Francia. Si tratta infatti del più grande successo di tutti i tempi in territorio
francese, superiore persino al “Titanic” di James Cameron, con quasi 200 milioni
di dollari di incasso e ben 20 milioni di spettatori. Racconta la storia del responsabile
di un ufficio postale che viene trasferito in un villaggio sulla costa del nord
della Francia dove gli abitanti parlano un dialetto a lui incomprensibile, il
clima è costantemente uggioso e il massimo del divertimento è trovarsi al
chiosco degli hot dog. Contro ogni aspettativa, finirà per trovarsi bene. Trattandosi
di una commedia, uno dei generi meno esportabili perché molto spesso legato
visceralmente alla cultura del luogo di produzione, non è detto che il successo
si replichi in Italia, anche se il contrasto tra settentrione e meridione
rientra nel codice genetico della nostra penisola. Più prevedibile l’andamento
di Vicky Cristina Barcelona, prima
(e pare anche ultima) trasferta spagnola dell’infaticabile Woody Allen che
sfrutta il fascino latino di Penelope Cruz in contrapposizione alla morbida
solarità di Scarlett Johansson, entrambe sedotte dalla virilità del ruvido
Javier Bardem. Chi l’ha visto in anteprima al festival di Cannes parla di un
filmetto trascurabile, ma un film minore di Woody Allen è comunque più
interessante della media dei film in circolazione, quindi vale la pena
verificare di persona a partire dal 10 ottobre. Nella stessa data è prevista
l’uscita anche di Lezione 21,
debutto alla regia di Alessandro Baricco. Un lungometraggio, girato interamente
in inglese tra Mantova, il Trentino e Londra con un cast internazionale (il
protagonista è John Hurt), che lo stesso Baricco definisce “un animale strambo,
un film sulla Nona di Beethoven e la vecchiaia, un’opera figlia del teatro e
dei miei cinquant’anni, nutriti di vecchia televisione e Carosello”. C’è da
temere il peggio, ma i primi commenti da Locarno, dove Lezione 21 è stato presentato in anteprima mondiale, sono invece
incoraggianti. L’Italia, in co-produzione con Francia e Romania, scende in
campo anche con Pa-ra-da (19 settembre)
esordio alla regia di Marco Pontecorvo, figlio del compianto Gillo e già apprezzato
direttore della fotografia. Il film racconta la storia vera di Miloud, il clown
di strada franco-algerino che attraverso l’insegnamento dell’arte circense ha
provato, in parte riuscendoci, a togliere dalle fogne di Bucarest i cosiddetti
“boskettari”, bambini e ragazzi in fuga da orfanotrofi e situazioni familiari disastrose.
Per restare al cinema europeo, è prevista per fine ottobre l’uscita del tedesco
La Banda Baader Meinhof, che prova ad approfondire una delle pagine più tragiche e
misteriose della Germania post-nazista, quella della RAF (Rote Armee Fraktion),
l’organizzazione di estrema sinistra, attiva dagli anni settanta al 1998, fondata
da Andreas Baader e Ulrike Meinhof (da cui l’appellativo di Banda Baader-Meinhof).
Il film, tratto dal libro di Stefan Aust, vanta la regia di Uli Edel, diventato
celebre nell’ormai remoto 1981 per avere diretto “Cristiana F. - Noi i ragazzi
dello zoo di Berlino”, e affianca i più importanti attori tedeschi del momento:
il veterano Bruno Ganz e i più giovani Alexandra Maria Lara, Moritz Bleibtreu e
Martina Gedeck; nomi forse ostici per lo spettatore italiano ma corrispondenti
a volti sicuramente noti. E per concludere questa breve carrellata sul primo
scorcio della nuova stagione, una piccola concessione al grande successo
commerciale. Il 17 ottobre
è infatti la data
in cui uscirà Wall-E, ultimo
prodigio in computer grafica della Pixar. Ambientato nel 2700, il film narra le
avventure del robottino Wall-E, creato dall’uomo per ripulire la Terra dai rifiuti. Rimasto
da solo dopo che i suoi fratelli, per un difetto di programmazione, sono stati
disattivati, troverà un amore non corrisposto in Eve, un robot in missione sulla
Terra. La vera sfida della Pixar, a leggere le recensioni totalmente vinta, è
nell’avere dato vita a un’opera in cui la tecnica più sofisticata è a servizio
esclusivo del racconto. Non solo virtuosismi visivi fini a se stessi e gag
affiancate in rapida successione per non dare tregua allo spettatore, ma,
addirittura, il primo terzo del film totalmente muto. Il tentativo è quello di
consentire al pubblico di riscoprire una merce sempre più rara: il senso di
meraviglia. Non resta che attendere ottobre per verificare se sarà davvero
magia.
Luca
Baroncini
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