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La stagione dell'oro verde Ancona: XVIII congresso dell'Unione Sindacale Italiana |
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Italia: prove generali del nuovo regime Maroni se la prende con i Romeni, Brunetta con i dipendenti pubblici. La stampa li aiuta. Il governo Berlusconi muove i primi passi. Li stiamo seguendo con interesse; e con altrettanto interesse seguiamo le mosse di quella che dovrebbe essere l’opposizione. Atto primo: il ministro Maroni tuona contro l’immigrazione, in particolare contro i Romeni. Ne vuole rimandare un bel po’ a casa. Peccato che siano cittadini europei… “Ma quali Europei! - dice la stampa - Sono Zingari!” E, il giorno successivo City (che resta, comunque, il migliore, tra i quotidiani gratuiti che hanno sostituito, nei bar, quelli a pagamento) esce, in prima pagina, con la notizia che una zingarella (che coincidenza! romena) avrebbe tentato di rapire una bambina di sei mesi (ovviamente, italiana). La madre avrebbe lasciato aperta la porta di casa e, a quanto dice, avrebbe trovato la zingarella sul pianerottolo con la bimba in braccio. Glielo avrebbe strappato di mano, dopodichè avrebbe chiamato il nonno che, prontamente, la ha bloccata. La zingarella, con un precedente per furto, sosterrebbe invece che voleva soltanto giocare con la bambina. Qual è la verità? Difficile saperlo. Ciò che è certo è che: - gli Zingari (è ampiamente dimostrato) non hanno l’abitudine di rapire i bambini; - i Romeni, in gran parte, non sono Zingari; - i padroni italiani, negli ultimi anni, hanno spostato molte produzioni in Romania, dove la manodopera costa poco, e sono piuttosto seccati che i Romeni possano venire in Italia alla ricerca di salari migliori (lo hanno detto più volte, e la cosa è stata riportata anche da “Il Sole – 24 ore”). In conclusione: i padroni suggeriscono i provvedimenti, il governo li propone, la stampa facilita loro il compito rendendoli accettabili (anzi, desiderati) dalla popolazione. Resta da capire se i mezzi di comunicazione di massa svolgano questo lavoro involontariamente, nell’inseguire la notizia ad effetto, o se valga il vecchio proverbio secondo il quale chi paga l’orchestra decide la musica. Le due cose, ovviamente, non si escludono a vicenda e, in ogni caso, il risultato non cambia. Lo stesso giorno, Brunetta, ministro della funzione pubblica, ha dichiarato che il pubblico impiego è pieno di fannulloni e che bisogna “colpirne uno per educarne cento” attraverso il licenziamento. E lo stesso giorno, “La Repubblica”, che pure non è tenera nei confronti di Berlusconi e del suo governo, ha pubblicato un lungo articolo nel quale denunciava come molti pubblici dipendenti, dopo aver timbrato il cartellino, escano nuovamente per parcheggiare l’automobile, prendere un caffè o, addirittura, accompagnare il figlio a scuola. Purtroppo è vero. E non smetteremo mai di denunciare queste cattive abitudini che hanno l’effetto di gettare discredito su di una categoria che comprende molte persone le quali, invece, lavorano senza posa. Ma, siamo sicuri che sia l’assenteismo il principale problema della pubblica amministrazione? Purtroppo, visto come vengono spesi i soldi pubblici (e non per colpa dei dipendenti), in molti casi sarebbe meglio che gli impiegati non lavorassero proprio! Questo è il problema. Ma nessuno lo dice. Forse perché quei soldi devono arrivare (e senza lungaggini, che diamine!) agli amici degli amici? Comunque, anche in questo caso: i padroni suggeriscono i provvedimenti, il governo li propone, la stampa facilita loro il compito rendendoli accettabili (anzi, desiderati) dalla popolazione. Quella che dovrebbe essere l’opposizione, intanto, fa il “governo ombra”. Preferiremmo che un’opposizione, piuttosto che essere l’ombra del governo, brillasse di luce propria. (redazionale)
Mais +31%,
soia +87%, riso +74%, frumento +130%. Sono gli
aumenti dei prezzi dal marzo 2007 al marzo 2008
(fonte: Banca Mondiale e Fao). Altro che azioni, petrolio o oro. Chi ha
investito in queste commodity ha fatto un sacco di soldi. L’aumento
dei prezzi delle principali produzioni
agricole sta creando disordini in numerosi paesi. Dall’Africa
fino alle
periferie delle megalopoli asiatiche i governi devono fronteggiare
assalti ai
forni da parte della fascia più povera della popolazione. In
occasione della
festa del lavoro sono esplose significative proteste: a Singapore e a
Bangkok,
i dimostranti portavano cartelli che denunciavano “Prezzo del
riso alle stelle
e bassi salari. Come possiamo andare avanti?”. È
vero che i paesi poveri pagheranno duramente l’aumento
dei prezzi degli alimenti, ma saranno colpiti anche i consumatori con
bassi
redditi nelle nazioni sviluppate. Insomma, dopo
lo scoppio della bolla dei mutui subprime
americani, sembra stia per arrivare la crisi perfetta: quella che
penalizza
selettivamente i poveri!
La crescita
della popolazione e il cambiamento delle abitudini
alimentari provocano una continua tensione sulla capacità
produttiva dell’agricoltura
mondiale. “Nel 1985 i Cinesi consumavano in media 20 chili di
carne a testa in
un anno. Nel 2000 il consumo di carne era balzato a 50 chili pro
capite.” (F.
Rampini – Repubblica – 11 maggio 2008). Da un chilo
di mangime (cereali) non si
ottiene certo un chilo di carne, quindi una dieta più
sbilanciata verso
alimenti di origine animale consuma più risorse agricole.
Tuttavia l’aumento
della popolazione e il cambiamento di abitudini alimentari sono
processi
graduali, presi da soli sono spiegazioni deboli per
l’impennata dei prezzi agricoli. Il rialzo del
prezzo del petrolio colpisce l’agricoltura.
Con il petrolio si fabbricano i fertilizzanti sintetici, si muovono i
mezzi meccanici
che operano nelle agricolture moderne, si trasportano i raccolti.
Però il
prezzo del petrolio rappresenta solo una frazione del costo di
produzione dei
prodotti agricoli. Non dimentichiamoci poi che i contadini dei paesi
poveri non
usano concimi chimici e non possiedono trattori.
Il prezzo dei
prodotti agricoli è espresso in dollari Usa,
moneta che si è pesantemente svalutata negli ultimi mesi.
Una delle ragioni
dell’aumento generalizzato dei prezzi dei prodotti agricoli
è proprio il deprezzamento
del dollaro: i grandi commercianti internazionali, per compensare il
fatto di
essere pagati con una moneta debole, non si fanno scrupolo di alzare i
prezzi. Quando un
settore emana odore di guadagni facili, arrivano
in picchiata, come avvoltoi, gli hedge fund. Questi hanno cominciato a
speculare
sui future dei raccolti. Sul Chicago Stock Exchange nel solo mese di
marzo si
sono scambiati contratti per 21 milioni di tonnellate di soia. Il
raccolto
mondiale del 2007 è stato di 38 milioni di tonnellate: in un
mese è stato trattato
il 55% della produzione del pianeta! Gli effetti? “La finanza
scommette sugli
scenari di aumenti dei consumi mondiali, e attraverso il gioco sui
future le
previsioni al 2020 fanno schizzare verso l’alto i prezzi del Queste
dinamiche anomale hanno convinto alcune nazioni a
prendere misure per salvaguardare i consumi interni.
L’Argentina ha imposto
dazi sulle esportazioni di carne, l’India ha fissato dei
limiti
all’esportazione di riso. Il risultato è stato un
ulteriore aumento del panico
sui mercati agricoli internazionali.
Ancona: XVIII congresso dell'Unione Sindacale Italiana Si
è svolto ad Ancona, dal 25 al
27 aprile scorso, il 18° Congresso nazionale
dell’Unione Sindacale Italiana
(USIAIT). Una
cinquantina i delegati
presenti in rappresentanza di Sindacati di settore, di Sindacati lavori
vari e Unioni
locali di numerose province: Alessandria, Genova, Savona, Milano,
Bergamo,
Brescia, Udine, Trieste, Bologna, Parma, Modena, Firenze, Ancona,
Macerata,
Roma, Potenza e Bari. Tra le
delegazioni estere, presenti
il segretario dell’AIT (ASI Serbia) Ratibor Trivunac, il
segretario della FAU tedesca
Daniel Ho e due delegati di Vienna della “Föderation
der ArbeiterInnen-Syndikate
(FAS)” (federazione dei sindacati operai). Hanno portato
il loro saluto al
congresso il segretario dell’Unicobas (Stefano
D’Errico), l’Unione Inquilini , Sono stati tre
giorni intensi di
dibattito e di decisioni che hanno coinvolto, sia pure in diversa
misura, tutti
i delegati presenti: è emersa una grande volontà
unitaria e costruttiva da
parte di tutte le delegazioni, che si è
concretizzata in mozioni
conclusive capaci di collegare le
diverse posizioni che convivono all’interno
dell’organizzazione. Le
tematiche dibattute hanno portato alla stesura
di mozioni sui seguenti punti: - Ristrutturazione
politico/organizzativa dell’USI;
- Statuti e sigla; - Situazione sindacale nazionale; - Piattaforma
sindacale
dell’USI e sua strategia per applicarla;
- Formazione sindacale ed
anarcosindacalista degli iscritti USI; - Rapporti con gli altri
sindacati; -
Archivio USI, Centro studi e Rivista storica; - Sciopero internazionale
contro
la guerra; - Progettualità e sperimentazione
autogestionaria. Per la nomina
degli incarichi esecutivi
è da registrare la partecipazione di molti compagni
nell’assunzione delle
responsabilità. Segretario
generale è stato nominato
Angelo Mulè (USI Sanità di Milano, Ospedale San
Raffaele). Tre i vicesegretari
che affiancano il segretario: Giuseppe Petita (USI Sanità
Milano), Fabrizio
Zanchi (USI Bergamo) e Gianfranco Careri (USI Ancona) con compito di
coordinamento
per il centro-sud. Massimiliano
Ilari (USI Parma),
Emanuele Silenzi (USI Parma), Giuseppina Rucher (USI Firenze), Roberto
(Sumo)
Borselli (USI Firenze) e Antonietta Catale (USI Alessandria) sono stati nominati
responsabili organizzativi
della Commissione Esecutiva; mentre le relazioni internazionali saranno
curate
da Cesare Copeta (USI Brescia), Carlo Canepa (USI Genova), Davide
Milanesi (USI
Bologna) e Mario Verzegnassi (USI Trieste). La redazione
allargata di Lotta di Classe
è formata da Maria
Caressa (USI Ancona), Guido Barroero (USI Genova), Melissa Mariani (USI
Milano)
e Daniele Gozzi (USI Modena). Responsabile
dei siti web
dell’Unione (sia quello dell’USI che di Lotta
di Classe) è Dino Ariis (USI Udine), mentre Info
USI-AIT verrà curata da
Nicola Sabatino (USI Ancona). L’incarico
di cassiere nazionale
è stato affidato a Fabrizio Zanchi; il Bollettino interno
sarà curato da Mario
Verzegnassi. (redazionale) |
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